Idriss Deby Itno, ucciso in battaglia dai ribelli, era al potere dal 1990: molti abitanti del Ciad hanno conosciuto solo lui come presidente
ROMA – Un Paese in preda a “una psicosi”, mentre in tanti lasciano la capitale N’Djamena per “andare verso sud e verso il Camerun”; ma anche, al contrario, la speranza di una fase di transizione “civile” e di una “vera democrazia”. Situazioni e sentimenti contrastanti, questi, che secondo Arnold Ozarus, leader del Sindacato nazionale degli studenti ciadiani all’università della capitale, si stanno vivendo dopo la morte di Idriss Deby Itno, colui che per la gran parte dei ciadiani è stato l’unico e solo presidente, al potere per oltre 30 anni.
Il capo di Stato, salito al potere con un golpe nel 1990, sarebbe rimasto ucciso nel nord del Paese a seguito di ferite riportate durante scontri tra l’esercito e gruppi ribelli provenienti dalla vicina Libia. Il Front pour l’Alternance et la Concorde (Fact), questo il nome della milizia, ha annunciato di essere a qualche centinaia di chilometri dalla capitale e di essere pronto a destituire il consiglio militare ad interim che si è insediato ieri. A capo dell’organismo è stato nominato uno dei figli di Deby, il generale Mahamat Idriss Deby.
Queste, almeno, le informazioni ufficiali. Numerosi invece i punti da chiarire. Ozarus definisce il decesso del presidente come “avvolto nel mistero”.
Due le versioni in circolazione, stando al rappresentante studentesco: “Morte causata della ferite al fronte, ma anche l’esito di un golpe orchestrato dal figlio e attuale presidente ad interim”.
Domina l’incertezza e lo si capisce anche dalle reazioni della popolazione, secondo Ozarus. “Viviamo una situazione di psicosi” denuncia. “La gente sta iniziando ad abbandonare la capitale o a recarsi nei suoi distretti più meridionali. In tanti sono andati verso sud o hanno attraversato il confine con il Camerun – distante solo pochi chilometri – per cercare rifugio a Kousserie”. Se le incognite restano molte, tante sono però anche le attese,