ROMA – Oggi parliamo di una tecnologia ‘made in Italy’ che permette di raddoppiare la vita delle valvole cardiache biologiche sviluppata da BCI, un’azienda di giovani biologi e ricercatori guidata da Alessandro Gandaglia insieme a Filippo Naso e Ugo Stefanelli. L’agenzia di stampa Dire ne ha parlato con Alessandro Gandaglia, biologo e amministratore delegato della BCI.
– Come è nata la Bci e di cosa si occupa?
“Bci è un’azienda che si occupa di biocompatibilità. Cerchiamo di migliorare la performance di alcuni dispositivi medici in modo particolare delle valvole cardiache che oggi hanno un problema di durata nel paziente dopo l’impianto. Noi andiamo ad agire sulle cause di questa degenerazione permettendo alle valvole di durare di più nel tempo e cerchiamo di raddoppiarne addirittura la vita una volta impiantata nell’uomo. La BCI è un’azienda nata nel 2014 dalla scorta di esperienze passate e manageriali in altre aziende. Io, insieme agli altri fondatori, mi sono messo in gioco fondando la BCI per dare un contributo all’annoso problema delle valvole cardiache ma che riguarda tutti i dispositivi medici biologici. Perché biologici? Perché tutti i dispositivi di questo tipo oggi sono costruiti con tessuto animale meno compatibile rispetto ad un tessuto sintetico perché si porta dietro delle caratteristiche dell’animale che, una volta impiantate nell’uomo, danno delle problematiche che possono essere gestite ma che grazie alla nostra tecnologia possono essere del tutto azzerate”.
– Quanto è stato importante e continuerà ad esserlo il supporto di istituzioni per far nascere una start-up che lavora sull’innovazione?
“Siamo stati fortunati a riuscire a vincere dei progetti nazionali ed europei di ricerca che ci hanno permesso, grazie anche allo sforzo di imprenditori locali di avere quelle risorse finanziarie sufficienti a poter iniziare a svolgere l’attività. In Italia il problema è la reperibilità delle risorse finanziarie. Noi abbiamo investito moltissimo di nostro e abbiamo convinto una cordata di imprenditori del Nord a scommettere su di noi ma abbiamo ripagato la loro fiducia vincendo ad esempio il progetto Horizon 2020. Abbiamo visto e siamo stati accelerati con un Grant presso Fondazione Golinelli di Bologna che ci ha permesso di ampliare la nostra rete di conoscenze in Italia e nel mondo riuscendo ad entrare in contatto con quelle aziende che hanno necessità di implementare la loro tecnologia grazie alle nostre scoperte”.