Gli indagati, due gestori e cinque dipendenti, perpetravano violenze non solo fisiche con percosse e strattoni, ma anche verbali e psicologiche, con lanci di oggetti o acqua fredda, la mancata somministrazione di pasti, offese mirate agli handicap e l’impiego in mansioni a loro non spettanti come l’igienizzazione dei locali
di Nicolò Rubeis
MILANO – Maltrattavano ripetutamente gli ospiti di una residenza per adulti con disabilità psichiche nell’alto milanese, sottoponendoli a continue violenze. È quanto hanno scoperto i carabinieri di Busto Arsizio (Varese), coordinati con la procura di Milano, che hanno fermato i due gestori della struttura, finiti agli arresti domiciliari, e altre cinque dipendenti (tre dei quali sospesi temporaneamente per sei mesi e due all’obbligo di dimora).
La situazione, segnalata alle forze dell’ordine da un’operatrice socio sanitaria assunta a tempo determinato dalla onlus, andava ormai avanti dal 2017. Dalle indagini è emerso che gli indagati, seppur con responsabilità diversificate, si erano resi protagonisti delle violenze nei confronti dei nuovi pazienti della residenza, non solo fisiche con percosse e strattoni, ma anche verbali e psicologiche, con lanci di oggetti o acqua fredda, la mancata somministrazione di pasti, offese mirate ai loro handicap e l’impiego in mansioni a loro non spettanti come l’igienizzazione dei locali.
Ai disabili venivano imposte le pulizie perché è stata anche accertata l’assenza di un contratto formale con ditte del settore, che avrebbero dovuto occuparsi proprio delle pulizie delle stanze di pertinenza della residenza. Inoltre, nonostante la carenza delle dovute e previste abilitazioni professionali, gli indagati somministravano agli ospiti farmaci “arbitrariamente modificati”.
Nello specifico, stando alle ricostruzioni dei carabinieri, le vittime, se non eseguivano in maniera corretta gli ordini impartiti, venivano punite con pratiche ritenute ‘educative’. E dunque, se non mangiavano in postura composta venivano obbligati a rimanere seduti con la schiena in posizione eretta, utilizzando un bastone inserito nella cintura e legato alla testa tramite una fascia; oppure se al mattino i pazienti non si alzavano dal letto con prontezza,