ROMA – La pandemia da Covid ha messo in secondo piano la cura di numerose patologie in tutta Italia. Ne sono un esempio gli interventi per tumore alla mammella, diminuiti del 22,05% rispetto allo scorso anno. Accompagnano il segno meno anche gli interventi per cancro alla prostata, diminuiti del 24,02%, e quelli di tumore al colon, che si attestano a -32,64%. Nemmeno gli screening godono di buona salute: le percentuali variano da un -16,04% ad un -40,72% in quello mammografico, mentre in quello colorettale la forbice è compresa tra -15,68% e -48,3%. Segno meno anche per i ricoveri con almeno un intervento di angioplastica: dal -6,87% del Friuli Venezia Giulia si raggiunge il -44,71% della Puglia. Non mancano, però, le buone notizie: il Lazio fa infatti registrare percentuali positive, rispettivamente con un +13,98% negli interventi di tumore alla prostata e +5,07% per quelli alla mammella. Nuova contrazione per quanto riguarda i volumi delle schede di dimissioni ospedaliere in tutta Italia: se nei mesi compresi tra gennaio e giugno 2019 erano stati 4.313.846, nello stesso periodo del 2020 sono stati 3.091.559. Dunque, meno 1.222.287, pari ad un -28,3%. Sono alcuni dei numeri relativi alla contrazione generale delle prestazioni sanitarie a causa del Covid. Una foto in bianco e nera scattata dall’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas), in collaborazione con il Laboratorio Management e Sanità (MeS) della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, che ha prodotto un’analisi preliminare delle prestazioni effettuate dal Ssn, sia in regime ospedaliero sia in ambito di specialistica ambulatoriale, mettendo a confronto i dati dei primi mesi del 2020, in piena emergenza epidemiologica, con quelli dello stesso periodo 2019.
LA RICERCA
Il lavoro ha previsto l’elaborazione, in via sperimentale, di 24 indicatori, raggruppati in tre tipologie: area attività non procrastinabile, area indicatori di qualità e area tenuta complessiva del sistema ospedaliero. Nella prima sono raggruppati indicatori che monitorano volumi di interventi per i quali sono presenti indicazioni nazionali che li considerano prioritari e non differibili. La seconda include indicatori di qualità ospedalieri che non dovrebbero subire variazioni anche in condizioni di emergenza perché basati su standard nazionali. L’ultima comprende indicatori di sistema, relativi a macro-categorie di prestazioni ospedaliere e indicatori inerenti ad attività potenzialmente differibili,