Iraq, Borsotto (Focsiv): “È mosaico ricchissimo, chiede solo pace”

“Bisogna scongiurare il rischio che la cooperazione internazionale, pur senza averne l’intenzione, finisca per alimentare fratture e divisioni”

ROMA – “‘Il vero amico è colui che conosce il mio dolore’, dice un racconto chassidico: chissà se saremo capaci di un’amicizia tanto profonda”. Parole pronunciate dopo l’Iraq, la Piana di Ninive, Qaraqosh e altre città ferite da anni di violenza e di guerra. “Vedere le rovine di Mosul, camminare sulle macerie, immaginare la vita in quelle case distrutte, ammutolisce l’anima” continua Ivana Borsotto, una vita di passione civile e cooperazione sociale, da dicembre presidente della Federazione degli organismi cristiani servizio internazionale volontario (Focsiv), una rete di 87 ong al lavoro in oltre 80 Paesi.

Con ‘Oltremare’, il web magazine dell’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo (Aics), parla di ritorno dall’Iraq: sette giorni sulle orme di Papa Francesco. Un’occasione per rilanciare impegni che Focsiv gestisce direttamente da sei anni, nel nord del Paese, a Erbil, Kirkuk e ancora Qaraqosh.

Il 7 marzo, alla comunità cristiana di questa cittadina, occupata dal gruppo Stato islamico dal 2014 al 2016, è stato riconsegnato un libro di liturgia del XIV-XV secolo: nascosto in un sottoscala da sacerdoti locali, era stato portato in Italia grazie ai volontari della Federazione e poi restaurato con il lavoro gratuito dell’Istituto centrale per la patologia degli archivi e del libro (Icpal), un progetto del ministero dei Beni culturali. Solo una tessera del mosaico, avverte Borsotto, tornando al significato della visita del Papa, all’incontro con il Grande ayatollah Alouk al-Husayni al-Sistani e a quello che potrà essere. “Francesco ci ha fatto un regalo importante, sul piano simbolico, dove il livello individuale incontra quello universale, dell’umanità intera” dice la presidente di Focsiv. Con suoi volontari, in Iraq, è stata ospite di famiglie locali.

Nelle strade, tra le rovine, ha visto ambulanti agli angoli delle strade, vicini di casa che bevono insieme il chai, operai al lavoro. “Gli iracheni chiedono soltanto di vivere in pace, di tornare a essere quel mosaico pacifico e ricchissimo che sono sempre stati nella storia” sottolinea Borsotto.

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