A Roma la follia diventa arte con il museo laboratorio della mente

ROMA – ‘Tu prova ad avere un mondo nel cuore e non riesci ad esprimerlo con le parole. E la luce del giorno si divide la piazza, tra un villaggio che ride e te, lo scemo che passa… Io cercai di imparare la Treccani a memoria. E dopo maiale, Majakovskij, malfatto, continuarono gli altri fino a leggermi matto…’. Fabrizio De André ci perdonerà se prendiamo in prestito alcune strofe del suo brano ‘un matto’ (dietro ogni scemo c’è un villaggio), per parlare di salute mentale, tema da oltre un anno divenuto più attuale che mai a causa della pandemia da Covid. Le chiusure e le restrizioni hanno infatti provocato un aumento di casi legati ad ansia, depressione e decadimento cognitivo. In questo caso ci appropriamo del testo del cantautore genovese per raccontare un luogo dedicato interamente alla salute mentale.

Si tratta del museo laboratorio della mente di Roma, allestito nel VI padiglione dell’ex manicomio di Santa Maria della Pietà. Aperto nel 2000, il museo è organizzato in maniera immersiva e multimediale e coinvolge il visitatore in una continua oscillazione tra elementi reali e virtuali, stimolandone la partecipazione attiva. L’agenzia Dire ne ha discusso con il dottor Pompeo Martelli, direttore del Museo laboratorio della mente.

– Direttore Martelli, cos’è il museo laboratorio della mente?

“Il nostro spazio museale è un servizio del dipartimento di salute mentale della Asl Roma 1. È un luogo dove si fa salute mentale e dove viene valorizzato il concetto di ‘documentabilità’, lavorando sulle memorie e sulla componente patrimoniale della nostra azienda, la biblioteca storica scientifica del Santa Maria della pietà e archivio storico della psichiatria italiana. È uno spazio nel quale la comunità si fa corpo curante”.

– Cosa vi trova una persona che viene a visitare la vostra struttura?

“Innanzitutto un percorso estremamente suggestivo, realizzato in collaborazione con il gruppo di artisti di Milano ‘studio azzurro’. All’interno vi sono poi moltissime testimonianze ricavate dalle fonti orali sulla storia di questa istituzione e un percorso che permette ai visitatori di comprendere come funziona la mente umana, che lavora sull’inclusione sociale e sulla lotta allo stigma”.

– Perché realizzare un museo della mente?

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