L’intervista alla professoressa Sara Gandini dell’Istituto Europeo di Oncologia, che insieme ad altri colleghi scienziati, ha realizzato uno studio che dimostra come la trasmissione del SARS-CoV-2 nelle scuole è persino nettamente inferiore rispetto ad altre coorti di popolazione
ROMA – “Oggi è un giorno storico: abbiamo pubblicato su The Lancet lo studio sui contagi nelle scuole, Draghi interviene in TV per dire che nuove evidenze scientifiche portano a far riaprire le scuole ed è stato vinto il ricorso al TAR che impugna il DPCM del 2 marzo, provvedimento che ha sospeso le attività scolastiche. Sono felice perché questo significa che sulla scuola dovranno essere riviste le decisioni sulla base dei dati scientifici“. A dirlo è la professoressa Sara Gandini dell’Istituto Europeo di Oncologia, che insieme ad altri colleghi scienziati, ha dimostrato che la trasmissione del SARS-CoV-2 nelle scuole è persino nettamente inferiore rispetto ad altre coorti di popolazione.
– Professoressa Gandini, cosa dimostra il vostro studio?
“Fino alle scuole medie, il tasso di trasmissione del virus tra gli studenti è del 39% più basso rispetto ad altre classi di popolazione, questo dato è ancora basso tra gli allievi delle scuole superiori anche se la trasmissione è maggiore rispetto ai giovanissimi e si presenta più simile alla dinamica riscontrata tra i docenti. L’indagine rileva quindi che non solo a scuola ci si contagia meno ma che stare in classe permette di contenere l’epidemia perché in questo modo i ragazzi restano in luoghi maggiormente sicuri, controllati e anche testati: gli studenti e i docenti hanno fatto molti test e tamponi nei mesi in cui gli istituti sono rimasti aperti. La scuola non è stata la responsabile della seconda ondata“.
– Su quali dati avete lavorato?
“Lo studio, il primo a farlo, intreccia dati di tipo diverso e su tutto il territorio nazionale: Istituto superiore di sanità, dati del tracciamento delle Asl e della protezione civile, test positivi diagnosticati in ragione di cluster e attività di sorveglianza epidemiologica, abbiamo fatto fare dei nuovi questionari, i database del ministero dell’istruzione. Questo lavoro è stato anche citato dal Centro per le malattie infettive americano che ha pubblicato un report sulla scuola,