Dante Alighieri? “Era narcolettico”

ROMA – Nel ‘Dantedì’, giornata nazionale che si celebra oggi in memoria del poeta fiorentino, a 700 anni dalla sua morte Dante Alighieri è più attuale che mai e, a sua insaputa, potrebbe essere il testimonial d’eccezione di una patologia che in Italia affligge 2.500 persone, la narcolessia. Il curioso sospetto nacque alcuni anni fa, quando il neurologo Giuseppe Piazzi, professore all’Università di Bologna, pubblicò un articolo in cui sosteneva che Dante avesse una conoscenza personale di questo disturbo del sonno e che ne avesse descritto le caratteristiche nelle terzine della Divina Commedia.

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“È davvero possibile che Dante Alighieri soffrisse di narcolessia. Effettivamente sembra che proprio nel suo viaggio narrato nella monumentale opera il sommo poeta abbia descritto il classico sonno della persona narcolettica. Un sonno attraverso un sogno lungo e ricco di avventure meravigliose“. Ne è convinto Massimo Zenti, presidente dell’associazione italiana narcolettici e ipersonni (ain), intervistato dall’agenzia Dire. “Le similitudini con noi narcolettici sono davvero molte – spiega – e da come Dante si racconta sembra davvero di leggere la narrazione di una persona che vive la narcolessia in prima persona. Questo emerge anche dalla sua estrema creatività, una delle principali caratteristiche del narcolettico, con la descrizione di sogni che possono essere belli o brutti, come ad esempio quelli legati all’Inferno”.

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“Sono situazioni che possono essere correlate all’epoca di Dante – informa Zenti – quando la religione era molto più sentita rispetto ad oggi. È probabile che il poeta abbia avuto vere e proprie visioni e che da queste sia nata la sua opera, poiché Dante stava davvero vedendo ciò che stava vivendo”. Dante il sommo poeta. Dante il padre della lingua italiana. Dante l’autore di opere magnifiche: da ‘Le rime’ a ‘La vita nova’, dal ‘De vulgari eloquentia’ al ‘De Monarchia’, solo per citarne alcune. Dante conosciuto soprattutto per la ‘Divina Commedia’,

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