AGI – Già lo disse Benedetto XVI: esiste anche il diritto di non migrare. Di vivere, cioè, nella propria terra senza essere cacciato dalla guerra o dalle necessità. Francesco lo ribadisce, saldando l’idea con un “il mondo ancora non ha preso coscienza che la migrazione è un diritto umano” il quale suona a rimprovero più che a memento. Il mondo distratto è quello occidentale e settentrionale: il massimo della ricchezza concentrato in un numero sempre minore di mani.
Finisce il viaggio in Iraq. “Non mi sono mai stancato tanto” concede il Papa, che pure ammette come tutto ciò lo abbia fatto sentire tornato alla vita dopo un anno di vera e propria prigionia, chiuso nelle Sacre Stanze senza nemmeno un bambino per una conversazione che non fosse ufficiale. La folla l’ha ritrovata per le strade e per le piazze di Erbil e Qaraqosh. A Mosul ha trovato invece l’angoscia dei ricordi della guerra, il desiderio di restare, la decisione di andarsene probabilmente per sempre.

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Papa Francesco in partenza per l’Iraq
È così che emerge, quasi spontaneamente, il terzo grande tema