Frequenze televisive all’asta: in Veneto rischiano di sparire le tv locali

televisore schermo vintage

La Slc-Cgil regionale scrive al governatore Zaia, al presidente del Consiglio regionale Roberto Ciambetti e al Corecom chiedendo un intervento: “C’è il concreto rischio che si crei un vero e proprio monopolio

VENEZIA – La vendita all’asta delle frequenze televisive stabilita dalla legge di bilancio nazionale del 2018 mette in pericolo le tv locali venete. Lo sostiene la Slc-Cgil del Veneto, che per questo scrive al presidente della Regione Luca Zaia, al presidente del Consiglio regionale Roberto Ciambetti e al Corecom, chiedendo un intervento. “C’è il concreto rischio che si crei un vero e proprio monopolio, il cui detentore potrebbe decidere i canoni di servizio, senza temere concorrenza, e scegliere se per ottimizzare la banda trasmettere inizialmente con lo standard attuale per poi passare progressivamente al più moderno DVBT-2/HEVC, o partire da subito con la nuova tecnologia”, afferma Nicola Atalmi (Slc). Se ciò accadesse, già dal prossimo 1 settembre le famiglie venete in possesso di una televisione con tecnologia antecedente al 2017 si troverebbero a non poter vedere le trasmissioni. “È evidente come una decisione simile per le Tv locali, che coprono spesso un’utenza popolare e di età avanzata meno incline o impossibilitata ad acquistare l’ultimo modello di televisione, sarebbe letale”, sottolinea Atelmi.

Inoltre, “per il Veneto ci sarà un problema in più: a causa di una restrizione delle frequenze per sovrapposizione con quelle assegnate al Friuli Venezia Giulia e all’Emilia Romagna, in importanti zone della nostra regione, come la Sinistra Piave trevigiana e il Polesine, le televisioni venete rischiano sostanzialmente di non essere visibili“, aggiunge il sindacalista. Insomma, dato che “il sistema delle televisioni locali venete ha un ruolo importantissimo nell’informazione locale e una diffusione territoriale in stretta connessione con la società veneta ed il suo sistema economico, oltre ad occupare centinaia di tecnici e giornalisti”, è fondamentale che “si intervenga subito per garantire che questa innovazione tecnologica non vada a discapito della possibilità per tutte le famiglie di poter accedere all’informazione locale,

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