Un dottore per 1.351 veneti: sindacati scoprono le falle nel sistema sanitario

VENEZIA – Medici di medicina generale insufficienti, assistenza domiciliare integrata inadeguata ai casi più complessi, pochi posti letto nelle strutture intermedie. Non sono poche le severe criticità del settore sociosanitario veneto rilevate dalla ricerca commissionata a Ires (Istituto di ricerche economiche e sociali) da Cgil, Spi-Cgil e Fp-Cgil del Veneto, curata da Barbara Bonvento con la collaborazione di Manuela Nicoletti e la supervisione scientifica di Vincenzo Rebba, presentata oggi dalla sede del sindacato in via Peschiera a Mestre.

“Abbiamo rilevato che la Regione Veneto, anche se mediamente ha una buona performance dal punto di vista dell’assistenza territoriale e delle cure domiciliari, e manifesta una coerenza economica rispetto alla copertura dei servizi, ha la necessità di intercettare i nuovi bisogni. E quindi di adeguare i vari asset assistenziali ad un paziente che da alcuni anni a questa parte è diventato sempre più complesso, un paziente che accanto ad una disabilità ad una condizione di non autosufficienza, di fragilità, possiede un certo numero di patologie croniche e necessità di un intervento mirato sulle sue necessità assistenziali”, spiega Bonvento.

“Il lavoro di ricerca ha messo in evidenza criticità e carenze dell’intera filiera dell’assistenza territoriale, sicuramente accentuate dalla pandemia che stiamo attraversando ma che erano preesistenti”, aggiunge Paolo Righetti, della segreteria regionale Cgil. “Serve un salto di qualità, a partire dalla piena attivazione delle strutture intermedie, la piena attivazione di tutte le Usca, un processo di riorganizzazione urgente di tutto il sistema della residenzialità e il potenziamento della filiera dell’assistenza domiciliare”, continua.

I limiti e le criticità del sistema veneto “hanno reso non efficiente ed efficace l’azione soprattutto nella cura degli anziani, che sono quelli che hanno pagato il prezzo più alto al covid”, interviene Elena Di Gregorio, segretaria Spi, che cita “la carenza dei medici di base, con alcune zone che sono completamente scoperte e un numero di pazienti eccessivo che non consente una cura adeguata, un’assistenza domiciliare integrata totalmente inadeguata a garantire permanenza e cura a casa”, “l’inadeguatezza delle Rsa, che vanno riviste con l’inserimento di personale specialistico” e un nuovo “sistema di finanziamento e accreditamento”, perché oggi “troppi anziani devono pagarsi interamente le rette perché la Regione non le finanzia in maniera adeguata”.

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