Da Frascati a Marte (e alla Luna)

Nato nei laboratori dell’Istituto nazionale di Fisica Nucleare (Infn), lo strumento Lara è l’unico italiano a bordo del rover della Nasa Perseverance

ROMA – Nascono nei laboratori alle porte di Roma strumenti pronti a guidare le comunicazioni laser nello Spazio e quelli che serviranno a tracciare mappe di mondi ancora parzialmente ignoti. Succede all’Istituto nazionale di Fisica Nucleare (Infn). Lì è nato, per esempio, lo strumento Lara, l’unico italiano atterrato su Marte insieme al rover della Nasa Perseverance. Grande come il mouse di un computer, Lara sarà un punto di ancoraggio per la futura mappatura laser della superficie del pianeta rosso. Ne abbiamo parlato con Luca Porcelli, ricercatore dell’Istituto nazionale di Fisica Nucleare, che ci ha spiegato, nel dettaglio, le caratteristiche di questo microriflettore laser.

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COS’È LARA

“Lara fondamentalmente è uno specchio. Possiamo immaginare che sia un insieme di tanti piccoli specchi di poco più di un centimetro di diametro sistemati su una piccola cupola di alluminio. Il tutto ha le dimensione del mouse di un computer. Fissato sul top-deck di Lara servirà per essere illuminato da dei laser in orbita intorno a Marte. Possono essere laser altimetri – dispositivi pensati per effettuare una mappatura e una misura dell’altimetria della superficie di Marte-che ogni tanto durante la mappatura incontrerebbero gli specchi di Lara, i quali darebbero un segnale più intenso e questo permetterebbe di fissare meglio la posizione di quel punto specifico. Questo funziona tanto meglio quanti più oggetti simili a Lara ci sono sono su Marte”. 

“Questo è il terzo oggetto di questo tipo che l’Infn ha mandato su Marte. C’è stato Larry- ricorda Porcelli, a colloquio con la Dire- sulla missione Insight del 2018 e il primo, Inrri, su Exomars del 2016, che purtroppo si è  schiantato a bordo del lander Schiaparelli. L’idea è di avere dei punti di ancoraggio per le mappature laser,

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