Addio allo stadio della Roma, l’ippica: “Catastrofe per Tor di Valle”

ROMA – La vicenda dello stadio della Roma a Tor di Valle “è stata una catastrofe per il mondo dell’ippica”. Sono queste le voci e convinzioni che arrivano dal mondo di questo sport, rimasto senza un impianto storico come quello romano, dopo la decisione di costruire sopra le sue ceneri lo stadio del club giallorosso. Dalla chiusura datata 30 gennaio 2013, che aveva fatto seguito dell’accordo firmato il 30 dicembre 2012 negli Usa tra l’allora presidente della Roma James Pallotta e il costruttore Luca Parnasi, proprietario del terreno, si sono rincorsi annunci, voci, smentite, accuse. Fino all’annuncio ufficiale dei Friedkin, i nuovi proprietari del club: è impossibile portare avanti il progetto.

Dal gennaio 2013 un’area capace di contenere una tribuna e un parterre da 50.000 spettatori, a cui vanno aggiunti 4.000 posti a sedere e un parcheggio da 4.000 posti auto, è lasciata al degrado, senza manutenzione o controllo. Una vicenda che è stata “una catastrofe per il mondo dell’ippica”. Per Marco Folli, presidente di Organismo ippico italiano, “adesso bisogna vedere come ci si vuol muovere. Non credo che il ministero ne voglia sapere di ripristinare l’ippodromo, a questo punto- ha detto all’agenzia Dire- Riaprire Tor di Valle ci vorrebbero non pochi soldi. Non so chi possa farlo. L’area resta degradata senza aver concluso niente niente”. Per Folli, che ha seguito la vicenda di Tor di Valle fin dall’inizio, “bisogna che intervenga la politica. Non vedo alternative. Chi ci metterebbe le risorse? Possono esserci tante idee valide ma bisogna portarle avanti. Bisogna vedere. Che base di garanzia avrebbe un privato?”. A questo punto, se si decidesse di intervenire, “converrebbe radere tutto al suolo. La vedo dura per quello che conosco il ministero dell’Agricoltura“. 

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“L’ALTERNATIVA C’ERA: DOVEVA INTERVENIRE LA POLITICA”

Quando tutto ebbe inizio, si disse che l’unica soluzione era vendere l’area per costruirci lo stadio perché l’ippica era ormai in crisi: “È facile dire che era l’unica alternativa,

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