Senegal, Diallo (Pastef): “Altro che democrazia, Sonko in trappola”

Di Giulia Beatrice Filpi

ROMA – “L’Unione Europea deve capire che sta sostenendo un dittatore, e che in Senegal vige una falsa democrazia”. Parole di Amadou “Woury” Diallo, coordinatore della sezione italiana del “Pastef”, la principale forza di opposizione del Senegal. L’agenzia Dire lo raggiunge telefonicamente, a qualche giorno dalle manifestazioni che il partito ha organizzato in difesa del suo capo, il deputato Ousmane Sonko, accusato di stupro e minacce da un’operatrice di un centro massaggi a Dakar. Per Diallo non ci sono dubbi: “Tutti i senegalesi, anche i più semplici, hanno capito che quella contro Sonko è una trappola”.

Quarantasei anni, originario della regione meridionale della Casamance, Sonko ha per il momento evitato di rispondere alle autorità in merito alle accuse, avvalendosi dell’immunità parlamentare, ma presto potrebbe doversi presentare in tribunale. Ieri, infatti, l’Assemblea nazionale del Senegal ha nominato una commissione, composta prevalentemente da parlamentari di maggioranza, incaricata di esprimersi sulla revoca dell’immunità. Per i militanti del Pastef, una sigla che sta per Patriotes du Senegal pour le travail, l’ethique et la fraternité, si tratta di una macchinazione finalizzata a escludere Sonko dalla scena politica: non sarebbe la prima volta che in Senegal leader di opposizione vengono estromessi dalle competizioni elettorali a causa di condanne penali: alle presidenziali del 2019 è stato il caso dei principali sfidanti, Khalifa Sall e Karim Wade.

“Confidiamo in un giudice giusto, abbiamo le nostre prove” dice Diallo. Il suo augurio vale anche per i giovani arrestati durante le proteste organizzate in settimana in favore di Sonko, durante le quali decine di giovani sono finiti dietro le sbarre. Tra questi, 19 sarebbero ancora detenuti a Dakar e otto a Bignona, in Casamance.

“E’ una provocazione” denuncia Diallo: “Hanno fermato persino il coordinatore del Pastef di Dakar, Abbass Fall, e la militante Fatima Ndengue (poi rilasciati, ndr), che erano venuti a portare cibo e vestiti ai loro compagni in prigione”. La scorsa settimana il “Pastef Italia” ha organizzato manifestazioni nelle maggiori città italiane e si prepara a scendere nuovamente in piazza.

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