Nelle zone di conflitto 72 milioni di bimbi a rischio di violenza sessuale

AGI –  Oggi, nel mondo, 72 milioni di bambini vivono in zone dove forze armate e gruppi armati sono soliti perpetrare atti di violenza sessuale contro i minori. Un numero considerevole se si pensa che si tratta del 17% dei 426 milioni di bambini che vive a meno di 50 Km dalle aree di conflitto a livello globale – 1 su 6.

Questo è solo uno dei dati che emerge dal nuovo rapporto “Arma di guerra: la violenza sessuale contro i bambini in conflitto” diffuso da Save the Children nell’ambito della campagna Stop alla guerra sui bambini.

L’organizzazione si appella ai governi e alla comunità internazionale affinché “venga posta la massima attenzione su questa tragedia”, ponendone fine, tenendo conto, denuncia Save the Children, che dal 2018 al 2019 queste atrocità commesse per mano delle forze governative sono quasi raddoppiate.

I Paesi con più segnalazioni

Il rapporto, il primo che contiene un’analisi dettagliata del rischio per i bambini di vivere violenze sessuali in zone di conflitto tra il 1990-2019, dimostra come oggi i minori corrano quasi 10 volte in più il rischio di subire abusi rispetto a trent’anni fa (nel 1990 erano 8,5 milioni). I Paesi nei quali il rischio di violenze sessuali contro i bambini per mano di gruppi e forze armate è più alto sono lo Yemen (dove le segnalazioni riguardano l’83% dei minori considerati a rischio), la Somalia (56%), l’Iraq (49%), la Siria (48%), la Colombia (24%) e il Sud Sudan (19%).

Questo include il rischio di stupro, schiavitù sessuale, prostituzione, gravidanze, sterilizzazione e aborto forzati, mutilazioni sessuali, abusi e torture sessuali da parte di gruppi armati, forze governative o di polizia. Bambine e bambini che, affrontano numerose sfide tipiche dei conflitti armati, come l’assenza di meccanismi di denuncia e di tutela, lo stigma e la paura

 » Continua a leggere su AGI.IT…