
Pasquale Laurito, l’autore della Velina Rossa, invita alla prudenza nell’accostare l’economista keynesiano vicino a Berlinguer al presidente del consiglio Mario Draghi, che ebbe Caffè come relatore della tesi di laurea
ROMA – Federico Caffè non avrebbe approvato questo governo ‘Arlecchino’. Pasquale Laurito, l’autore della Velina Rossa, invita alla prudenza nell’accostare l’economista keynesiano vicino a Berlinguer al presidente del consiglio Mario Draghi, che ebbe Caffè come relatore della tesi di laurea (“Sul Piano Werner per l’unione monetaria”, nel 1970) e primo maestro.
“A Carnevale ogni scherzo vale: è nato il governo Arlecchino che indossa tutti i colori a disposizione e che si illude che tutto può essere risolto con l’autoritarismo mascherato da democrazia, ma solo a parole”, dice Laurito alla Dire. Il decano della Stampa parlamentare ricorda di essere stato testimone diretto degli incontri tra Caffè e Berlinguer a Botteghe Oscure. “Il professore entrava dal garage, alle 13, per non dare nell’occhio. E io che lo sapevo mi facevo trovare per sapere se c’erano novità. Lui mi invitava a non rivelare quel nostro segreto e io, ovviamente, non ho mai tradito la parola data”. Ma cosa direbbe Caffè della crisi politica e del governo che nasce oggi? “Che c’è un affannarsi a mettere da parte la politica. In parte provocato dagli stessi protagonisti. Leggendo oggi la reazione delle segreterie dei pochi partiti rimasti in vita sembra di trovarsi di fronte a un ‘mea culpa’ continuo. Ad iniziare dal Pd che dovrebbe dimostrare una preparazione al di sopra degli altri e che invece appare suggestionato dalle parole di chi oggi è al comando del Paese. Nessuno mette in dubbio la preparazione economica e politica del presidente Draghi, ma non si può accettare ancora la bocciatura dei partiti e degli ideali che hanno dato vita alla Repubblica italiana”.
Per quanto i tecnici possano aiutare l’Italia a risollevarsi, “è compito precipuo della politica dare rappresentanza al corpo elettorale. Agli italiani. I politici non possono mancare questo obiettivo tirandosi indietro.