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Ecuador. Andres Arauz al ballottaggio, pareggio tra i due sfidanti

Di Brando Ricci

ROMA – Con circa il 97 per cento dei voti scrutinati, i cittadini ecuadoriani non sanno ancora chi sarà a prendere parte al secondo turno delle elezioni presidenziali, previste per l’11 aprile. Se infatti Andres Arauz, candidato delle piattaforma di sinistra della Union por la Esperanza, è certo di aver passato il turno con poco più del 32 per cento delle preferenze, ancora non è chiaro chi sarà lo sfidante.

Stando ai dati preliminari del Consejo Nacional Electoral (Cne) infatti, il candidato di centro-destra Guillermo Lasso, a capo del Movimiento Creo, e il rappresentante della formazione dei popoli originari Pachakutik, Yaku Perez Guartambel, hanno ottenuto rispettivamente il 19,65 e il 19,72 per cento dei voti e si trovano in una fase di sostanziale pareggio tecnico.

A sorprendere è il risultato di Perez, che nella maggioranza dei sondaggi che hanno preceduto le consultazioni era indicato come terzo candidato a succedere al presidente uscente Lenin Moreno, con circa il 10 per cento delle preferenze. “Quello che abbiamo ottenuto alle urne non ce lo toglieranno al tavolo” ha dichiarato ai giornalisti il candidato dopo aver appreso gli esiti parziali del conteggio, quando fuori dalla sua base elettorale già si assiepavano i primi sostenitori. “Siamo la seconda forza politica del Paese”.

Lasso, già ministro dell’Economia, ha esortato ad attendere la fine dello scrutinio e ha lamentato la diffusione a suo dire “prematura” dei dati parziali da parte del Cne. Il candidato di centro-destra si è poi complimentato con quella parte del popolo ecuadoriano “che ha detto no a totalitarismo e populismo”. Arauz, l’aspirante presidente sostenuto dall’ex capo di Stato Rafael Correa, ha invece scritto su Twitter: “Ha vinto l’amore, la speranza, il futuro”.

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“Tanto gli elettori all’estero quanto quelli che abitano in Ecuador andranno al voto con meno informazioni e una marea di candidati: è stato un processo elettorale turbolento, tra pandemia e dissidi politici”. La premessa è di Antonio Garcia,

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