ROMA – L’ennesimo rinnovo della detenzione cautelare per Patrick Zaki è arrivato pochi giorni fa. Domani lo studente egiziano avrà trascorso un anno dietro le sbarre, ancora in attesa dell’inizio del processo, rinchiuso in una cella del carcere di massima sicurezza di Tora, al Cairo. Negli ultimi giorni sono cresciuti gli appelli affinché sia liberato.
L’agenzia Dire ne ha raccolti alcuni, chiedendo ad alcuni amici di Patrick, giovani universitari, esperti di diritti umani, dirigenti politici e amministratori di dedicargli una riflessione per un video-appello.
Sara Mohani e Alice Franchini della EgyptWide Initiative fanno appello alla comunità europea, così come Valeria Rando e Iustina Mocanu del Gruppo universitario di Bologna di Amnesty international, ricordando le migliaia di detenuti di coscienza nelle carceri egiziane. Un invito a cui rispondono indirettamente Fabio Massimo Castaldo, il vicepresidente del Parlamento europeo, che ricorda la risoluzione in cui si chiede agli Stati membri una presa di posizione forte verso l’Egitto, arrivando a prevedere persino “sanzioni” nei confronti del Cairo. Un osservatorio permanente sul caso Zaki all’interno della Commissione diritti umani del Senato è invece l’impegno della parlamentare Michela Montevecchi, che auspica così “azioni concrete” per ottenerne la liberazione.
“Zaki è un nostro studente, deve tornare a Bologna e completare i suoi studi” ricorda Francesco Ubertini, rettore dell’Università ‘Alma Mater Studiorum’. “Continua a lottare perché non sei solo, con te e gli altri detenuti ci siamo noi” assicura Marco Lombardo, assessore alle Relazioni europee e internazionali del Comune di Bologna. Amr Abdelwahab, un amico di Patrick, accusa il “silenzio complice” dei Paesi terzi, mentre Erasmo Palazzotto, presidente della Commissione d’inchiesta sulla morte di Giulio Regeni, evidenzia che “i regimi temono cultura e curiosità, che sono le basi della libertà e della democrazia. Spetta a noi difenderle”.
E se Rosy Davidde, segreteria provinciale dei Giovani democratici Bologna parla di “chiara strategia delle autorità del Cairo”, il sindaco Dario Nardella rimarca che la sua Firenze, quale “capitale dei diritti umani che per prima ha cancellato la pena di morte,