AGI – “Nino Agostino e Ida Castelluccio sono andati consapevolmente incontro alla morte, perché avevano capito di essere diventati preda di quella ‘profanissima trinità’ della quale Nino Madonia e Gaetano Scotto erano espressione diretta: la stabile alleanza, risalente all’inizio degli anni Settanta, fra Cosa Nostra, eversione neofascista ed esponenti della polizia e del Sisde”. Lo ha detto oggi a Palermo l’avvocato Fabio Repici, nel corso della lunga arringa di parte civile al processo col rito abbreviato nei confronti di Nino Madonia, accusato del duplice omicidio aggravato del poliziotto Nino Agostino e di sua moglie Ida Castelluccio, uccisi il 5 agosto 1998.
Dello stesso reato è accusato anche il boss Gaetano Scotto, per il quale si sta ancora svolgendo l’udienza preliminare assieme a Francesco Paolo Rizzuto che è invece accusato di favoreggiamento.
Parlando per oltre tre ore, l’avvocato Repici, che rappresenta il papà e la sorella del poliziotto (la mamma Augusta è deceduta), ha proseguito: “Nino Madonia, della “profanissima trinità” è stato esponente apicale, fin dalle bombe da lui collocate contro sedi istituzionali su richiesta dei servizi segreti nel capodanno 1971, proseguendo con l’omicidio da