Vagin, il gin bolognese contro gli stereotipi che ha stravolto il buoncostume

Foto e video di Davide Landi

BOLOGNA – Una base di forte ironia, un pizzico di pepe, qualche cc di voglia di abbattere gli stereotipi di genere, inventiva a riempire. È questa la ricetta di ‘Vagin’, il gin ‘made in Bologna’, creato da una coppia di giovani creativi.

Lei, la 26enne Francesca Fiumara, durante il primo lockdown ha perso il lavoro nella ristorazione, si è laureata in Semiotica all’Alma Mater (via Skype) e ha deciso di mettersi alla prova creando il suo primo ‘brand’. Lui, Tiziano Ballardini, 34 anni, lavora come commerciale in un’azienda locale. Entrambi hanno un passato da baristi, che ha lasciato loro l’idea di un ambiente “rigido e maschilista”. “Di qui- spiega Tiziano- la voglia di rovesciare un po’ quel mondo, entrando con ironia e divertimento, inneggiando alla libertà sessuale“.

L’idea è arrivata già nel 2019, ma è stata la pandemia a concedere ai ragazzi il tempo necessario per assaggiare le prove inviate loro dal distillatore modenese Samuele Gavioli: “Tutto è nato dal nome, dall’idea che stava a monte- racconta Ballardini- volevamo portare un prodotto che avesse personalità, che non seguisse la tendenza del gin serio e di nicchia con l’ingrediente raro. Abbiamo deciso di produrre qualcosa che avesse un concetto alle spalle e siamo partiti dal nome, che è appositamente trash per portare un po’ di simpatia in questi locali così ‘tirati’”.

  • gin vagin bologna
  • gin vagin bologna
  • gin vagin bologna
  • gin vagin bologna

Il gin Vagin è stato distillato il 16 dicembre, ed è entrato ufficialmente in commercio a fine dicembre. In poco più di un mese ha riscosso un discreto successo sul sito www.ginshop.it e ha ricevuto recensioni positive sia sulla qualità del gin sia sull’originalità del brand, che è poi la creatura di Francesca. “La comunicazione nasce dall’idea di decostruire l’immagine del gin serioso, antico e londinese, legata anche alla figura maschile del barman hipster coi baffoni- racconta l’art director alla ‘Dire’- volevamo proporre qualcosa di avanguardistico e ironico, che spezzasse questa serietà ed elitarismo dei bar. Anche i collaboratori che abbiamo scelto per questa avventura sono tutti giovani, molte donne, per offrire un punto di vista fresco su un mondo molto serio e forse anche ‘dissonante’ rispetto all’idea di divertimento e baldoria”.

 » Continua a leggere su DIRE.IT…