Covid, pediatri: “Il 15% delle famiglie diventerà più fragile, serve tavolo professioni”

ROMA – Ogni pediatra può trovare tra i suoi assistiti dal 10 al 15% di famiglie fragili che, tendenzialmente, diventeranno ancora più fragili. Dati che fanno scopa con l’allerta della Caritas sull’emergenza ‘nuovi poveri’ segnata da un +14% di persone cadute in situazioni di indigenza rispetto all’anno scorso. E il futuro, con il tasso di disoccupazione che sale al 9%, non lascia sperare per il meglio. “Ci sono famiglie che non accedono né a ristori né a casse integrazioni e allo stesso tempo non possono nemmeno svolgere i lavori che praticavano in epoca pre-Covid. Queste famiglie sono invisibili alle stesse istituzioni governative e non saranno mai raggiunte dai fondi europei, proprio perché non verranno rintracciate. Noi pediatri non vinciamo da soli, in questa battaglia alla povertà dobbiamo creare una rete che ci colleghi a nuove figure professionali, come l’infermiere pediatrico domiciliare, ai servizi sociali comunali spesso di difficile individuazione, alle realtà del terzo settore e al volontariato”. A parlare è Giuseppe Di Mauro, presidente della Società italiana di Pediatria Preventiva e Sociale (SIPPS), che oggi lancia un appello alle istituzioni: “Si apra un tavolo di lavoro, anche in vista del Piano Infanzia che potrebbe nascere con una parte delle risorse previste nel Recovery Fund, perché non bastano più le consensus su come curare le singole patologie- rimarca lo specialista- ora c’è bisogno di più figure professionali che insieme intercettino le situazioni di fragilità per poi prendersene cura“.

CHI FARÀ PARTE DEL TAVOLO

Al tavolo dovrebbero sedersi i servizi sociali comunali, gli infermieri, le Società scientifiche di Pediatria, la Caritas, le associazioni di volontariato, il terzo settore e istituzioni come Regioni e Comuni. “A pagare il prezzo più alto di questa crisi pandemica sono le famiglie con figli piccoli e coppie di genitori di giovane età. Ormai un numero crescente di madri e padri non sa nemmeno se nei prossimi mesi riuscirà a mettere un piatto a tavola e, come si sa, la malnutrizione, in particolare nei primi 1.000 giorni di vita- sottolinea Di Mauro- può causare gravi danni alla salute,

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