ROMA – Continua lo scontro nella maggioranza per la proposta dei deputati di Liberi e Uguali, sostenuti da alcuni membri del Partito Democratico, di inserire in finanziaria una sorta di tassa patrimoniale. L’emendamento alla legge di bilancio, infatti, prevede un contributo dello 0,02% per i patrimoni immobiliari superiori ai 500mila euro. Un “contributo di solidarietà” per finanziari i ristori “senza gravare su lavoratori e imprese” e “combattere le disuguaglianze dilaganti”, dicono i sostenitori della proposta destinata però a scontrarsi sul muro eretto da Pd e M5s, che di nuove tasse non ne voglionosentir parlare.
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Alla netta chiusura da parte del governo, replica oggi il dem Matteo Orfini: “Dal governo dicono che la patrimoniale non si farà perché non è nel programma del Pd né in quello del governo. Peccato non lo siano tre quarti delle cose che stiamo (giustamente) facendo per fronteggiare l’emergenza. Una norma giusta ed equa non può essere un tabù“.
“Non è accettabile il veto ideologico a una tassazione sui grandi patrimoni”, aggiunge il deputato di Liberi e Uguali Luca Pastorino. “L’incremento del prelievo su chi possiede grandi ricchezze non è uno scandalo, né può provocare reazioni di ‘lesa maestà’, ancora di più nelle forze di centrosinistra”.
Per questo motivo, Pastorino chiede alle forze di maggioranza di aprire un dialogo per trovare un accordo su questo tema: “L’emendamento alla Legge di Bilancio per introdurre un’imposta sui grandi patrimoni non è un dogma inscalfibile. Il contenuto dell’emendamento è modificabile. Dunque, se il problema è rappresentato dalla soglia minima di 500mila euro, prevista dal testo depositato alla Camera, si può dialogare e arrivare a una soluzione capace di mettere d’accordo tutti. Il tema della patrimoniale non deve essere affrontato con pregiudizi da nessuna delle parti in causa“.
Ma dal Partito Democratico non arrivano segnali di apertura. Le parole di Antonio Misiani, viceministro dell’Economia e delle finanze,