Lucia Joana Metazama, presidente dell’Associazione delle donne mozambicane in Italia, lancia l’allarme: 500mila sfollati in pericolo di vita
La presidente dell’Associazione dice che la diaspora mozambicana, anche con l’aiuto del mondo cattolico, a partire dal Vaticano, ha deciso di intervenire. Due gli obiettivi principali: “Aiutare, a distanza ma con decisione, a fornire assistenza agli sfollati; sensibilizzare la comunità internazionale a non abbandonare gli abitanti della zona, soprattutto l’Unione Europea”. La rete dei cittadini mozambicani in Italia aveva organizzato una marcia per domenica prossima. Un corteo da far arrivare fino in piazza San Pietro, per assistere alla preghiera dell’Angelus di Papa Francesco. A causa della pandemia, però, sono state preferite altre opzioni. La comunità in Italia si sta riorganizzando in collegamento con la rete internazionale della diaspora, la Organizacao da Diaspora Mocambicana (Odm). Metazama spiega: “Il network internazionale ha organizzato per il 28 novembre un galà online. Vi prenderanno parte anche diverse star della musica del nostro Paese. Si pagherà un piccolo ‘biglietto’ per accedere all’evento su Internet, ci sarà un concorso e una premiazione”. Tutti i fondi raccolti verranno devoluti al sostegno delle persone in fuga da Cabo Delgado.
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“Raccogliere fondi a distanza è uno strumento fondamentale, ora che non possiamo muoverci a causa della pandemia” sottolinea Metazama. “Anche la rete delle donne mozambicane in Italia, insieme ad altre associazioni, sta collaborando con la Caritas di Pemba, capoluogo della provincia. Abbiamo messo a disposizione un Iban bancario per far arrivare un aiuto direttamente alla diocesi locali, presieduta da monsignor Luiz Fernando Lisboa, il primo a dare l’allarme rispetto a quello che stava succedendo”. Secondo le informazioni in possesso dell’attivista, Pemba, circa 280 chilometri a sud dell’epicentro delle ostilità, si trova in condizioni “critiche”. “Si sta facendo carico da sola di quasi tutto il peso della crisi” dice Metazama. “Le persone che sono arrivate sono già troppe”. Secondo la presidente dell’Associazione, peraltro, “è praticamente impossibile garantire il distanziamento sociale per evitare i contagi e organizzare i tamponi”.