AGI – “Insofferenza” e “paura”. Così un detenuto a Bollate di 58 anni, contattato dall’AGI attraverso il legale che l’assiste, esprime il suo stato d’animo in un momento molto critico per le carceri lombarde dove, ultimo aggiornamento, si registrano 174 detenuti contagiati, accolti in gran parte nei Covid hub di San Vittore e Bollate, 11 ricoverati e 142 operatori in quarantena fiduciaria per positività o contatti con persone risultate positive.
Il virus è entrato perfino nel carcere di sicurezza di Opera dove sono positive quattro persone al 41 bis.
“Gli agenti non controllano in modo adeguato”
“La differenza tra la prima e la seconda ondata – prosegue – è che ci si assembra al carrello del cibo al piano di appartenenza invece che al piano terra e così pure al ritiro della spesa. I segnali di insofferenza sono palpabili non solo da parte di noi detenuti ma anche da parte degli agenti che non riescono a controllare la situazione in modo adeguato. La direzione ha tentato di tenerci separati per piano durante le ore di aria con il solo risultato che ci hanno lasciati fuori a oltranza fino all arrivo di una squadra di sorveglianza allertata dalle urla”. Il problema principale, per chi è un articolo 21, come lui, cioè può lavorare fuori dal carcere, è che venga mantenuta la distanza sociale per evitare un eventuale contagio che interromperebbe la possibilità di continuare a ‘camminare’ nel migliore