Te la do io l’America… perché Cecile Kyenge non è Kamala Harris

ROMA – Se fosse nata in Italia Kamala Harris non avrebbe potuto far carriera nella giustizia e in politica. Con ogni probabilità non sarebbe riuscita a presentarsi nemmeno all’elezione di un consiglio comunale. Anzi, non avrebbe potuto nemmeno votare per il consiglio comunale del suo paese. Questo perché l’avvocato Harris, figlia di un cittadino giamaicano e di una donna indiana, è nata ad Oakland, Usa. E il quattrordicesimo emendamento della Costituzione americana recita: “Tutte le persone nate o naturalizzate negli Stati Uniti e sottoposte alla relativa giurisdizione sono cittadini degli Stati Uniti e dello Stato in cui risiedono”. Da noi, invece, è vita dura per le donne e gli uomini immigrati, anche se nati in Italia. Per la cittadinanza, com’+noto, da noi il requisito della nascita, lo ius soli, non basta. Serve lo ius sanguinis, o quanto meno una serie di norme secondarie, che prevedono, ad esempio, l’obbligo di residenza stabile per almeno 10 anni o di sposare un uomo italiano. Quest’ultimo è il modo in cui divenne italiana Cecile Kyenge. Praticamente coetanea della Harris, la dottoressa Kyenge è la donna immigrata che ha raggiunto il gradino più alto nelle istituzioni repubblicane del nostro Paese. Richiamarne la vicenda politica e umana è quanto mai interessante, se messa a confronto con quella della vicepresidente eletta degli Stati Uniti. Nata in Congo nel 1964, Kyenge arriva in Italia con una borsa di studio che le consente – tra molti mestieri e sacrifici – di laurearsi in medicina. Neppure la laurea le basta per acquisire la cittadinanza. Diventa a tutti gli effetti italiana quando sposa un uomo italiano. Negli anni la dottoressa Kyenge si impegna in politica e anche in questo campo fa la gavetta, dal consiglio comunale del suo paese fino al Parlamento. Dopo le burrascose elezioni del 2013, il presidente del consiglio Enrico Letta la vuole accanto a sé, a capo del ministero dell’Integrazione, con l’obiettivo di realizzare in Italia quello che e’ scritto nella Costituzione americana: “Sei italiano se nasci in Italia”. Ma Kyenge – e Letta – non avevano messo in conto le difficoltà che sarebbero venute non solo dall’opposizione (in un crescente clima di odio social,

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