ROMA – Terapie sempre più personalizzate, grazie anche all’utilizzo di nuovissimi farmaci a bersaglio molecolare, che offrono un’altra opportunità di cura a quei pazienti oncologici che non hanno avuto risultati dalle terapie tradizionali a cui si sono sottoposti. È partito dall’Italia un maxi-studio che sta coinvolgendo 1.230 pazienti affetti da qualsiasi tipo di neoplasia (al momento ne sono stati già arruolati 8) e 43 centri oncologici italiani: si chiama ‘Rome Trial’ ed è promosso da Istituto superiore di Sanità, Università Sapienza di Roma e Fondazione per la Medicina Personalizzata (FMP). Ma perché questa sperimentazione è considerata unica al mondo? L’agenzia Dire lo ha chiesto al professor Paolo Marchetti, ordinario di Oncologia Medica alla Sapienza e responsabile di Oncologia B al Policlinico Umberto I, oltre che presidente della FMP.
“In genere gli studi vengono effettuati su un determinato tipo di tumore o con un determinato tipo di farmaco utilizzabile in diversi tumori- spiega Marchetti- In questo caso abbiamo invece l’unicità rappresentata dall’impiego in tutte le neoplasie con tutti i bersagli possibili, dai farmaci a bersaglio molecolare alla immunoterapia. Lo studio è poi aperto su tutto il territorio nazionale perché abbiamo voluto evitare che i pazienti dovessero subire anche il disagio di muoversi lontano dalla propria residenza”.
– Terapie sempre più personalizzate, o meglio ancora ‘cucite addosso’, per usare una sua stessa espressione: sembra essere questo il futuro delle cure oncologiche. Ma può spiegare in cosa consiste esattamente questo studio?
“Fondamentalmente grazie a questa sperimentazione abbiamo la possibilità di riconoscere all’interno delle cellule tumorali, indipendentemente dalla sede del tumore, quali sono le alterazioni non solo strutturali, quindi quali sono i difetti di determinati geni, ma anche quali sono le difficoltà che hanno questi geni a produrre una quantità corretta del loro prodotto finale, cioè le proteine, che sono poi vitali per la nostra sopravvivenza. Tali alterazioni danno a queste cellule un vantaggio di tipo evoluzionistico, dunque un vantaggio rispetto alle cellule normali, e il tumore cresce. Ecco che allora è possibile, identificando queste specifiche alterazioni, associare un farmaco specifico. Molti di questi farmaci non sono ancora disponibili sul mercato e ma noi li abbiamo a disposizione grazie al nostro studio,