ROMA – “Leggo troppe valutazioni ed analisi superficiali sulla scuola in epoca di coronavirus. Per comprendere meglio di che cosa si parla e della complessità dell’argomento è bene fare un salto nel recente passato ripercorrendo le tappe che hanno portato la scuola alla decisione del DPCM del 3 novembre us, dove si danno indicazioni decisamente forti per la vita degli studenti nel nostro Paese come la chiusura di tutte le scuole a partire dal secondo anno delle medie inferiori”. Sono le parole in una nota di Agostino Miozzo, medico e coordinatore del Comitato tecnico scientifico (Cts).
“La dichiarazione di stato di emergenza coronavirus risale al 31 gennaio, da quel momento il Paese si è messo in moto per tentare di rispondere al devastante impatto di un’emergenza verso la quale noi come tutti gli altri Stati dell’Ue e non solo non eravamo preparati. Si deve giungere ai primi di marzo per prendere decisioni difficili come quelle di dichiarare anche in Italia il lockdown di cui avevamo sentito per la prima volta parlare quando le autorità cinesi lo imposero a Wuhan”, spiega Miozzo.
“La scuola viene chiusa in Italia il 4 marzo. Le motivazioni che indussero quella difficile scelta furono legate al fatto che la comunità scientifica riteneva che il movimento attorno alla frequenza scolastica determinasse l’aumento di 0.3/0.4 dell’indice di trasmissione, il ben noto RT. Quella percentuale di aumento era dovuta al fatto che si muoveva una popolazione di 10 milioni di persone e che questa massa in movimento quotidiano comportava gravi rischi di trasmissione di una malattia di cui si conosceva ancora poco ma di cui si sapeva bene la modalità di trasmissione, attraverso il famoso ‘droplet’”, ricorda il coordinatore del Cts. “Nessuno all’epoca obiettò su quella scelta, le immagini dei camion dell’Esercito che trasportavano le bare di chi non poteva nemmeno avere una degna sepoltura, e i dati strazianti degli ospedali delle aree interessate imponevano il rigoroso rispetto di quelle difficili decisioni. Così anche il lockdown nazionale venne accolto con una buona dose di accettazione da parte di una opinione pubblica decisamente diligente e scrupolosa nell’osservare le dure regole della restrizione della nostra libertà.