A quale periodo storico assomiglia quello che stiamo attraversando e perchè? Quali sono i punti di ‘similitudine’ e di ‘contatto’?

Alberto Guasco
“A domande così rispondere è sempre difficile. O imprudente. O pretenzioso. Sarei più onesto a dire: assomiglia a se stesso. Oppure: assomiglia a tutti i cambiamenti d’epoca– per citare note parole- che l’umanità ha vissuto nel corso della sua storia. Se volessimo, potremmo fare paragoni con quelli del Quattrocento e del Cinquecento. Poi, essendo io uno storico del Novecento, è chiaro che il mio occhio cade di più sull’ultimo secolo, e soprattutto sulla sua prima parte. Ma poi gli accenti sono diversi. Se parliamo di pandemia, si possono fare i paragoni con la spagnola del 1918-1919. Se invece parliamo di crisi economica, il pensiero corre al 1929 e alle sue conseguenze. O se invece vogliamo parlare del fatto che oggi le abbiamo entrambe insieme, vengono alla mente le richieste del cosiddetto ‘uomo forte’ capace di affrontarle, il che ci rimanda invece a un’altra dimensione ancora. Peraltro, -se ce lo ricordiamo- decisamente tragica”.
Rispetto alle lezioni del passato con cui l’umanità ha dovuto fare i conti, qual è quella di cui oggi si fatica a ‘far tesoro’; e dunque a usare per superare le difficoltà del presente? Insomma, cos’è che non abbiamo imparato e che ci farebbe comodo ora?
“Questo di solito è il momento dei predicozzi moralistici. Perciò, per non fare i saccenti, direi due cose. La prima: non abbiamo imparato che non siamo i primi abitanti della terra (e mi viene da dire: speriamo nemmeno gli ultimi). In altre parole, sembriamo aver smarrito addirittura l’idea della storia, ritrovandoci prigionieri d’un eterno presente, senza radici, senza padri, né madri, né sapienza a cui attingere. La seconda: eppure quella sapienza esiste. Pensiamo al citatissimo e smentitissimo don Milani: ‘Il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne tutti insieme è la politica. Sortirne da soli è l’avarizia’. E traduciamo con parole adatte a noi: il desiderio di sortirne da soli è frutto del trionfo di quell’individualismo radicale a cui tutti soggiacciamo e che ci ha fatto dimenticare che esistono altri modelli di comportamento.