Feti sepolti, quel ‘chi per essi’ che viola i diritti delle donne

ROMA – A quasi due mesi dallo scandalo dei feti sepolti al cimitero Flaminio senza consenso e coi nomi delle madri esposti su uno stuolo di croci bianche, si stringe il cerchio attorno a una modifica del Regolamento di Polizia Cimiteriale del Comune di Roma relativamente a questa specifica materia. Dalla Commissione Pari Opportunità capitolina di stamattina, infatti, è emersa la determinazione a fare in fretta e, a partire da una proposta della consigliera Pd Valeria Baglio poi ampliata dalla presidente Gemma Guerrini, sarà convocata in tempi brevi una congiunta con la Commissione Ambiente a cui saranno chiamati a partecipare il Dipartimento e l’assessora all’Ambiente, Laura Fiorini, e Ama, che a Roma gestisce i servizi cimiteriali. 

L’obiettivo, spiega Baglio, è “capire qual è il modo più rapido per intervenire sulla modifica del Regolamento” e solo successivamente procedere con un’eventuale mozione, la cui bozza era oggi in discussione all’odg della Commissione. Intento condiviso dalla presidente Guerrini e dagli altri consiglieri, unanimi nel condannare la vicenda come una violazione delle norme e dei diritti delle donne. 

“Quello che a me preme dire- osserva Marta Loi, la donna che per prima, dopo aver trovato il suo nome su una delle croci del Flaminio, ha denunciato sui social l’abuso- è che va assolutamente studiata una proposta di modifica della 285/90 (Regolamento di Polizia Mortuaria, Dpr del 10 settembre 1990 n. 285, ndr)”. Quel regolamento “specifica bene che la madre o i genitori hanno 24 ore di tempo per richiedere il seppellimento del feto– sottolinea- ma all’interno si inserisce l’espressione ‘chi per essi’, che a mio avviso è molto pericolosa perchè è lì che vanno a inserirsi delle associazioni, cattoliche nella maggior parte dei casi, che, a seguito di un diniego dei genitori, vanno a prelevare feti e prodotti del concepimento e li vanno a sappellire con rito cattolico. A Civitavecchia è stata bloccata proprio questa proposta, mentre invece in molte città del Nord, soprattutto con l’associazione ‘Difendere la Vita con Maria’, questa pratica aberrante va avanti”. 

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