MILANO – Sino al 9 marzo scorso, “lockdown” era una parola che Milano e i milanesi non avevano mai sentito pronunciare. Dopo di che è entrata di fatto nel linguaggio comune di ogni persona. 224mila contagi e 17mila decessi dall’arrivo del virus fanno della Lombardia la zona rossa più rossa d’Italia. A partire dalla mezzanotte tra giovedì 5 e venerdì 6 novembre ha inizio il secondo tempo del lockdown.
“Siamo rovinati. Ci possiamo anche sparare. Ho 10 dipendenti che dovrò lasciare a casa, mi piange il cuore. In questa situazione perdo il 75% delle entrate”: Niccolò Tonino, gestore della “Caffetteria Cinquestelle” di Corso Buenos Aires è disperato. Parla al plurale, perché racconta di sé e allo stesso tempo anche di tutti coloro che come lui sono costretti ad abbassare la saracinesca della propria attività. Forse pronunciare quel “noi” gli dà un minimo di consolazione in più. “Nessuno ci viene incontro – dice Tonino – nemmeno il padrone del locale per l’affitto. La gente è alla fame. Ho paura che partano le proteste e spacchino tutto”.
Le distanze, la mascherina, la pulizia e la sanificazione degli ambienti. Tutte linee guida prontamente messe in pratica da bar e ristoranti, ma che non hanno fermato la seconda ondata di Covid che ci si aspettava sarebbe arrivata: “Abbiamo fatto tutto quanto ci è stato richiesto ma alla fine non va bene niente. Se non rispetto le distanze mi fai una multa o mi fai chiudere, ci sto, ma così è solo accanimento”.
Quello che scorre lungo tutto Corso Buenos Aires è un sentimento collettivo di afflizione e sconforto. Con oltre 350 attività commerciali e punti vendita, la via rappresenta l’arteria principale del commercio milanese. Di lì ci passano in media 100mila persone ogni giorno. I danni di un secondo lockdown rispetto a quelli già provocati nella primavera passata non sono confrontabili in termini monetari: “Questa primavera ero a casa tranquilla, stranamente convinta che ci avrebbero aiutato. Ora invece sono molto preoccupata. Temo che la pandemia possa durare ancora tanto tempo”: lei è Silvia Viel,