È dura, è stata dura e lo sarà ancora, ma proprio per questo non bisogna sprecare questa fatica e trasformare ciò che si è visto ‘fare bene’ in direttrici e strategie di sviluppo, scritte
BOLOGNA – Di recente due giornalisti in due grandi città del nord Italia, Milano e Bologna, hanno avuto a che fare con la sanità. E la cosa gli ha preso molto tempo. Da bravi giornalisti, quali sono, hanno usato quel ‘tempo’: per raccontare il molto di buono che il sistema sanitario fa e anche delle immancabili lungaggini o degli inceppamenti (informatici, burocratici, eccetera…). Entrambi reduci da esperienze lunghe e impegnative, nel bene e nel male, hanno provato a raccontare, a far tesoro. E questo è un ‘uso’ interessante del tempo. Nella società del ‘tutto e subito’, dei messaggini, della foto che vale più di cento parole, eccetera eccetera… Insomma, nella società in cui non si è più abituati a un tempo lungo da ‘riempire’, rielaborare, raccontare, rimettere in fila -non soltanto come sfogo ma per custodire quel che di positivo talvolta succede (o per imparare dagli errori)- potrebbe diventare un bell’esercizio di stile per lasciare il segno e preparare un pezzetto di futuro post-Covid.
Certo, l’urgenza dell’emergenza sanitaria impone di pensare a come salvare la pelle qui ed ora; c’è poco tempo per distrarsi con gli ideali, però… Però, siccome in tanti dicono che 1) no, non è andato tutto bene; e 2) no, non siamo usciti migliori dopo la prima spallata del virus, ecco che ora -soprattutto se ci saranno altri lockdown che rimetteranno in una ‘bolla’ di tempo sospeso- si può avere l’occasione per provare a mettere le basi di un dopo-Covid.
“Ho messo tra le cose da salvare…”, direbbe la canzone. La Covid-era è stata paragonata ad una guerra e dopo l’ultima guerra l’Italia ha ragionato e scritto di come non ricaderci. Con tutto il dovuto rispetto, si potrebbe usare del tempo per scrivere, a vari livelli, una ‘Costituzione’ che prova ad elencare e fissare le lezioni imparate,