Coronavirus, Coscioni (Agenas): “Lavoriamo a monitoraggio delle terapie intensive, c’è disomogeneità tra Regioni”

ROMA – Da qualche giorno è alla presidenza dell’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas). Enrico Coscioni, cardio-chirurgo e consigliere per la Sanità del governatore campano Vincenzo De Luca, spiega in una intervista all’agenzia Dire come rafforzare il lavoro dell’Agenas, per mesi commissariata. 

Un contributo che è mancato in questo periodo di pandemia e che ora diventa urgente: 

Innanzitutto congratulazioni presidente. Con la sua nomina, l’Agenzia dovrebbe ritrovare la capacità di intervenire, attraverso le analisi e il monitoraggio, sull’organizzazione e la spesa delle risorse dal governo centrale alle Regioni, dopo una stagione di commissariamento, che ricordiamo è stato impossibile concludere a causa del Covid agli esordi dell’emergenza. Quali sono gli obiettivi che si è prefissato? 

“In primo luogo, rivalorizzare il programma nazionale esiti (PNE) in quanto ha rappresentato per anni un elemento identificativo e qualificante del lavoro dell’Agenzia per la valutazione delle performance e degli esiti ospedalieri. Purtroppo, però, negli ultimi anni, non si è più investito in questa attività. Con l’attuale ingresso in Agenzia di nuove professionalità, dunque, siamo certi di costruire un Programma nazionale esiti adeguato alle sfide future della Sanità nazionale. L’altro ambizioso obiettivo è quello di costruire un vero e proprio sistema di valutazione qualitativo e quantitativo delle prestazioni territoriali. Il goal consisterebbe nell’ottenere una base concreta alla costruzione di una vera integrazione ospedale-territorio. Ciò consentirebbe all’Agenzia di svolgere un alto compito di regia su tutte le attività del Servizio sanitario nazionale potendo, così, supportare l’attività politica con informazioni validate da flussi aggiornati e fotografando l’effettiva realtà operativa”.

– Intanto le terapie intensive sembrano poche, le elaborazioni fatte dall’agenzia sui posti letto in T.I. tengono conto dei cambiamenti ma solo fino al 2019, in cui c’era disomogeneità tra regioni e molti ricoveri fuori regioni. Cosa farete per individuare il numero ‘giusto’ per il futuro, anzi per l’imminenza, data la situazione nuovamente di emergenza pandemica? 

“La disomogeneità tra le Regioni è stata sicuramente causata da anni di Commissariamento di molte Regioni del Mezzogiorno d’Italia. Ciò, nel corso del tempo, ha penalizzato queste ultime sia in termini di immissioni di personale che di investimenti in edilizia e strumentazione. Per alcune Regioni,

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