ROMA –
La strada del concepimento per alcune coppie può essere accidentata e le tecniche di fecondazione assistita oggi sono un’alternativa per molti aspiranti genitori che desiderano un bebè. Insomma il sogno di diventare mamma e papà non è affatto impossibile. A volte si sente parlare di tecnica omologa ed eterologa, ma quali sono le differenze in termini pratici e i costi? Si può accedere tramite il Ssn o bisogna rivolgersi ai centri privati? E la pandemia come incide anche sulla sfera psicologica delle coppie candidate a questi percorsi di fecondazione assistita? L’agenzia di stampa Dire lo ha chiesto ad Arianna Pacchiarotti, direttrice PMA Asl Roma 1.
– Lei è responsabile del servizio di PMA dell’Asl Roma1, unico centro pubblico nel Lazio ad effettuare l’eterologa. Innanzitutto quali sono le differenze tra omologa ed eterologa? E ci sono tempi di attesa?
“La Pma omologa racchiude diverse tecniche di fecondazione assistita che possono essere di I, II e III livello. La scelta varia in base al grado di infertilità specifica della coppia. Nel caso della tecnica omologa vengono utilizzati i gameti (che sono gli ovociti nella donna e gli spermatozoi nell’uomo) della coppia. Mentre nella fecondazione eterologa, che si contraddistingue per la donazione di gameti di uno o entrambi i componenti della coppia, è necessario fare ricorso appunto a gameti esterni. Nel caso dell’eterologa da noi i tempi di attesa sono di circa tre mesi per la prima visita, viene poi studiato il caso specifico e si procede all’ordine dei gameti. Nel giro minimo di 2 o massimo 6 mesi questi arrivano al nostro centro e si può poi iniziare il percorso. Abbiamo calcolato dunque che dalla prima visita in 8-12 mesi si riesce a completare tutto il percorso. I tempi per la fecondazione omologa invece sono stimati, dalla prima visita alla conclusione del ciclo, in circa 8 mesi”.
– Può dare un’idea a chi ci segue del tempo di preparazione per un singolo ciclo e il costo complessivo presso la vostra struttura con il Ssn?