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Cile, Antileo (Mapuche): “Costruiamo una democrazia plurinazionale”

“25 RAPPRESENTANTI PER LE 10 COMUNITÀ”

La proposta sostenuta dalla rete dei popoli originari e più in generale da tutta la sinistra cilena, dice Antileo, è quella di “25 rappresentanti per le dieci comunità di popoli originari del Paese, che si andrebbero ad aggiungere ai 155 previsti dalla convenzione”.

Secondo l’attivista, “i nativi rappresentano circa il 13 per cento della popolazione cilena e si tratta quindi di una scelta motivata da un principio di proporzione demografica”. A oggi le persone che si definiscono appartenenti a un popolo originario in Cile sono poco più di due milioni, su una popolazione totale di circa 18 milioni. Oltre un milione e 700.000 nativi sono mapuche. In virtù di questi numeri, aggiunge Antileo, “14 seggi su 24 andrebbero a membri della nostra comunità”.

La proposta però è ferma al Senato. “La destra del presidente Sebastiano Pinera fa fronte comune sul tema – denuncia l’attivista – rallentando il processo e avanzando dubbi sul principio di proporzionalità e le modalità di decisione su chi dovrebbe poi rappresentarci”. I candidati a un posto alla convenzione dovranno essere presentati entro gennaio. Secondo la docente, però, la questione è molto più profonda e delicata di numeri e regolamenti: in gioco c’è la partecipazione dei popoli originari alla vita politica del Paese.

“Il Cile è ufficialmente tornato alla democrazia nel 1989, noi no” denuncia Antileo. “Tutti i governi che si sono succeduti da quella data non hanno ascoltato la nostra voce, portando avanti un disegno razzista che nega i nostri diritti fondamentali, compresi quelli alla terra e al riconoscimento della cultura”. L’attivista è convinta che la prospettiva è sempre stata quella di “costruire una nazione monoculturale e monolingue”. La protesta dell’ultimo anno, culminata poi nel referendum, avrebbe però aperto gli occhi al popolo cileno.

“La nostra bandiera sventolava per le strade, dove siamo scesi tutti insieme” dice Antileo. “La gente ha capito che la nostra lotta è giusta, come quella di tutte quelle parti della società cilena che vedono i loro diritti negati”.

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