Covid, lo studio psicologico: “I ‘baby boomers’ percepiscono meno il rischio”

ROMA – Le reazioni al Covid-19, come il rispetto del distanziamento fisico e sociale, cambiano da generazione a generazione. Questa l’intuizione di molti, che adesso il mondo accademico ha reso evidenza comprovata. I baby boomers (1946-1964) percepiscono il rischio di contrarre il virus in maniera nettamente minore rispetto ai Millennials (1981-1996) o alla Generazione Z (1997-2012). Questi i risultati del recente studio ‘Social distancing in response to the novel coronavirus (COVID-19) in the United States’ pubblicato da Nina B. Masters e colleghi su PlosOne. Oltre 700 i partecipanti delle diverse coorti generazionali statunitensi, e tre trend fondamentali da valutare: “rischio percepito su una scala da 0 a 100%”, “distanziamento fisico di almeno 6 piedi (1 m, ndr)” e cambiamenti nei comportamenti tra cui: “andare al lavoro, a scuola, avere incontri con colleghi, compagni di classe, amici, andare in un club o in un bar, al ristorante o uscire insieme ai propri figli”.

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I RISULTATI

Tra i risultati principali, la ricerca statunitense sottolinea la tendenza dei boomers “a una minore percezione del rischio di contrarre il virus, con un rischio percepito medio al 30%”, seguiti dai più giovani della “Generazione X (1965-1980) al 34%”. Percentuali che crescono di almeno una decina per Millennials e Generazione Z che sfondano il 40-41%, rispettivamente, sentendosi “più esposti al rischio di infezione”. Nonostante ciò, lo studio fa emergere un risultato differente quando si tratta invece del “distanziamento fisico”. A livello di generazioni, infatti, “c’e’ un leggero aumento nella proporzione tra distanziamento sociale e aumentare dell’eta’”. In parole povere: a risultare più conformi di tutti ai dettami delle distanze sociali, sono proprio i baby boomers che dichiarano di rispettarle nel 73% dei casi, contro il 62% dei Millennials e dei più giovani (Gen Z).

Sul versante del cambiamento delle routine quotidiane, invece, “tra quanti lavorano o studiano fuori dalla propria abitazione- osservano gli studiosi- il 63% dichiara di uscire di meno o per niente dall’inizio dell’epidemia”.

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