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Egitto, Amnesty international: “Con Al-Sisi superata linea rossa abusi”

ROMA – “L’Egitto, dalla sua indipendenza nel 1956, non ha mai avuto un momento di pace. Quasi ogni famiglia conta un parente arrestato o scomparso a causa dei regimi. Ma con l’avvento del presidente Abdel Fattah Al-Sisi la situazione è peggiorata: se prima esisteva una linea rossa che nessuno superava e una certa libertà d’informazione, oggi quella linea non esiste più, ogni violazione o abuso è concesso. Quanto ai media, hanno subito un processo di ‘sisificazione’ diventando megafono del governo”. Lo ha detto il portavoce di Amnesty International Riccardo Noury, intervenendo al webinar ‘Da Mubarak ad Al-Sisi: Il destino degli attivisti in Egitto’.

Noury ha denunciato che dal 2013 “sono aumentati esponenzialmente i detenuti di coscienza, vale a dire attivisti, giornalisti o intellettuali ‘etichettati’ come terroristi islamisti dalla stampa filogovernativa”. Un tipo di stampa che è ormai prevalente, ha riferito il portavoce, grazie alle “all’acquisto, proposto con ingenti somme di denaro, da parte di esponenti delle forze armate vicini al generale Al-Sisi”. Proposte a cui “testate ed emittenti, soprattutto indipendenti, non hanno potuto opporsi sia per oggettive difficoltà economiche sia perché hanno subito minacce”.

La “‘sisificazione’ della stampa” e la “creazione del nemico” che ne deriva, ha continuato Noury, servono a “motivare gli abusi, gli arresti o le detenzioni arbitrarie. Nel caso di Patrick Zaki ad esempio, la tesi del terrorista islamista non si poteva perseguire dal momento che lo studente appartiene a una famiglia copto-cristiana. Ecco perché è stato denigrato in quanto difensore dei diritti degli omosessuali”, in una società che considera l’omosessualità “immorale”.

Il risultato, ha avvertito Noury, è che gli egiziani “vivono nell’angoscia di non sapere cosa sarà del loro futuro, sempre timorosi di vedere agenti di polizia arrivare nel cuore della notte a portarli via per reati illegali o indefiniti. Può capitare che due giornalisti scrivano la stessa cosa, ma solo uno dei due venga incriminato per il suo lavoro”, gettando le persone “nello sconforto di non capire cosa poter fare o meno”. Alla luce di queste violazioni il portavoce di Amnesty ha fatto nuovamente appello a una presa di posizione forte da parte dell’Italia: “Il nostro Paese è quello che ha maggiore influenza sull’Egitto.

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