ROMA – Mai come in questi tempi il nostro Paese è stato sottoposto a prove dure come quella che stiamo affrontando. Il Servizio Sanitario Nazionale fronteggia una situazione senza precedenti, alla quale deve adattarsi con rapidità e capacità di reazione immediate. Ma la prova più complicata la sta affrontando la Medicina Generale Italiana, comparto professionale dimenticato, spesso trattato con sufficienza e disattenzione. E’ quanto si legge nella nota della Società Italiana Medicina Generale.
LA “SINDEMIA” DI FRONTE A CUI CI TROVIAMO E LA POSIZIONE DEI MEDICI DI FAMIGLIA
Ci troviamo di fronte al dilagare incontrollabile della pandemia, oggi di fatto divenuta una sindemia un insieme cioè di patologie pandemiche non solo sanitarie, ma anche sociali, economiche, psicologiche, dei modelli di vita, di fruizione della cultura e delle relazioni umane. Emerge dunque la priorità di presidiare il territorio, controllandone i microfenomeni casa per casa, individuo per individuo, famiglia per famiglia. Questo compito può essere affidato esclusivamente all’unico comparto sanitario e medico pensato per queste finalità, la Medicina Generale. Tuttavia, la negligenza di questi anni ha privato la categoria degli strumenti necessari.
“È davvero singolare che una partita così importante debba essere affrontata con gli strumenti dell’emergenza, generando contrasti, paure, dubbi e divisioni all’interno della professione dei medici- evidenzia il Prof. Claudio Cricelli, Presidente SIMG- Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie La nostra professione raramente è ben organizzata; attrezzature, personale di studio, tecnologie sanitarie spesso sono inesistenti; le risorse economiche sono inadeguate. Eppure veniamo caricati di una quantità di compiti, mansioni e prospettive che avrebbero bisogno di anni per essere integrati adeguatamente in uno schema e in strutture professionali, fino ad ora invece pensate al ribasso, relegate ai margini del sistema sanitario e deliberatamente trascurate, a favore di una medicina specialistica ipertrofica, sulla quale per anni molte regioni hanno pensato di spostare addirittura i compiti propri della medicina del territorio. Abbiamo affrontato inermi il Covid-19. Ancora oggi, protezioni e DPI non sono sufficienti; abbiamo una preparazione limitata e riceviamo messaggi contraddittori.