FOTO | Bologna rivive il suo lato noir: 100 foto per raccontare i crimini in città

BOLOGNA – La Bologna violenta. Quella dei crimini, delle stragi, degli omicidi efferati e quella dei grandi processi per fatti accaduti all’ombra dei portici o anche lontano dalla via Emilia, a Bangkok, dove venne trovata morta la moglie del console Ettore Grandi, processato in Corte d’assise a Bologna nel 1951. È di Walter Breveglieri lo scatto del cappotto del console appoggiato alla sedia nell’aula dove si svolgeva il terzo grado del processo, in mostra assieme a una raccolta di fotografie realizzate dallo stesso Breveglieri (relative ad altri casi giudiziari tra gli anni ’50 e ’60) e da Paolo Ferrari in epoche più recenti sui luoghi delle stragi, fino ai delitti della Uno Bianca.

“Imago criminis” apre oggi all’Oratorio di Santa Maria della Vita: 100 foto in bianco e nero firmate dai due fotoreporter, cui si aggiungono immagini tratte dagli archivi della Polizia scientifica per raccontare 50 anni di crimine a Bologna. A curare la mostra, oltre a Marco Baldassari, responsabile dell’archivio fotografico di Genus Bononaie, il procuratore capo Giuseppe Amato, mentre lo scrittore Carlo Lucarelli ha contribuito al catalogo.

Le immagine sono divise in due sezioni: si inizia con gli scatti di Breveglieri (‘prestati’ dalla casa editrice Minerva, proprietaria dell’archivio del fotografo) che riportano alle storie della Banda Casaroli, del console Grande, al processo a Rina Fort, accusata dell’assassinio della moglie e dei tre figli del suo amante, fino al delitto Nigrisoli, uno dei casi giudiziari che più scossero l’opinione pubblica negli anni ’60 (il medico Carlo Nigrisoli fu condannato i primo grado all’ergastolo con l’accusa di aver ucciso la moglie con un’iniezione di sincurarina).

L’esposizione prosegue con le fotografie di Ferrari. Del reporter le immagini delle stragi dell’Italicus, del Rapido 904 e della Stazione di Bologna, gli scatti realizzati sul luogo dell’omicidio di Francesca Alinovi, e quelli ai corpi dei carabinieri Andrea Moneta, Mauro Mitilini e Otello Stefanini uccisi dalla banda della Uno Bianca al Pilastro nel 1991. Per tutta la durata della mostra, fino al 10 gennaio,

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