Milano chiede 4,5 mld al Recovery: scuole, trasporti e tanto digitale

MILANO – Mobilità, digitalizzazione e sviluppo sostenibile. Il piano da 4,5 miliardi di euro pensato per la Città Metropolitana di Milano va in queste direzioni con 34 progetti da realizzare con i fondi europei del recovery fund, in arrivo il prossimo anno. Un’occasione unica e ambiziosa di rilancio per tutta l’area, come sosteneva già a luglio il sindaco meneghino Beppe Sala, quando scrisse una lettera alla cancelleria tedesca, nonché presidente di turno del Consiglio europeo, Angela Merkel, augurandosi investimenti prioritari per le città nella sostenibilità e nel trasporto pubblico.

Nelle proposte della Città Metropolitana, che il governo dovrà ora valutare, c’è ovviamente tanta attenzione alla scuola. Edifici sicuri e inclusivi, per affrontare i cambiamenti delle abitudini degli studenti e delle modalità di didattica. Un ripensamento degli spazi e una propensione al digitale che tenga conto delle necessità imposte dall’emergenza sanitaria, garantendo l’apprendimento a distanza per tutti. E una sinergia sempre più da consolidare con le Università del territorio. Gli atenei milanesi sono ormai attori indispensabili per il futuro strategico della città. Da anni accompagnano l’amministrazione nelle decisioni gestionali e logistiche, promuovendo progetti di inclusione sociale mirati alla valorizzazione di tutte le aree, anche quelle periferiche.

Gli studenti in città sono sempre meno, complici l’incremento delle lezioni da remoto e degli affitti nella maggior parte dei casi poco sostenibili. Un flusso che in passato aveva fatto le fortune dell’economia milanese. A oggi invece, le stanze vuote in città sono triplicate rispetto all’anno scorso e nemmeno la possibilità di concordare un canone moderato con i proprietari ha invertito la tendenza. Rimane però prioritario continuare a incentivare chi arriva da fuori per studiare, un aspetto che la Città Metropolitana ha tenuto in considerazione nelle sue proposte, con investimenti da oltre 20 milioni su un sistema diffuso di residenza universitaria. Un discorso che nelle logiche future di tutta l’area, non può non intrecciarsi con il tema dello smart working.

Una città come Milano, che ha fatto della connessione lavorativa la sua forza e del vivace scambio di idee la sua bellezza,

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