ROMA – Un sistema che andava avanti, secondo chi indaga, dal 2006, e iniziato a sgretolarsi nel 2018 quando qualcuno ha deciso di denunciare: un ambulante originario del Bangladesh, che aveva subito pressioni per il suo posto vendita. Un traffico di permessi, gestito da un’associazione a delinquere, contestata da chi indaga, tenuto in piedi grazie all’aiuto di due funzionari comunali.
E’ quanto hanno scoperto inquirenti e militari del Nucleo Speciale Polizia Valutaria della Guardia di Finanza e dal personale della Polizia Locale di Roma Capitale nell’ambito dell’indagine sul cosiddetto ‘racket delle autorizzazioni per il commercio su strada’ con il coinvolgimento di pubblici ufficiali, imprenditori ed esponenti di un sindacato e che ha portato la Procura capitolina ad emettere 18 ordinanze di custodia cautelare, 8 in carcere e 10 ai domiciliari.
Per l’assegnazione delle aree c’era una sorta di ‘graduatoria’ con un prezzario che variava a seconda di quanto fossero ambiti i posti e della loro posizione piu’ o meno centrali. Anche ‘7 piotte’ ovvero ‘700 euro’ al giorno, la stima, per un posto nelle aree piu’ ambite e centrali del comune di Roma, come via Cola di Rienzo, viale Giulio Cesare, ma anche il mercato di Porta Portese.
A gestire l’organizzazione, erano rappresentanti sindacali tra cui i due membri della famiglia Tredicine, i fratelli Dino e Mario, il primo in carcere il secondo ai domiciliari, con la complicita’ di due persone, all’epoca dei fatti, funzionari pubblici: A.B., capo dell’ufficio Discipline e rotazioni, e F.M., dipendente dello stesso ufficio, che avrebbero ricevuto soldi e regali assegnando a loro discrezione le postazioni delle bancarelle, in cambio di contanti, regali e anche abbonamenti allo stadio.
VITTIMA: FINO A 4MILA EURO AL MESE PER UNA POSTAZIONE
Da 12 anni costretto a pagare fino a 4mila euro al mese per poter lavorare nelle migliori postazioni ambulanti. E’ quanto ha raccontato dal cittadino del Bangladesh che nel 2018 ha fatto scattare l’indagine che ha portato a 18 arresti nell’ambito dell’operazione contro un presunto giro di corruzione nel commercio ambulante a Roma.