di Tommaso Meo
ROMA – Su 113 membri della Camera della moda italiana, Stella Jean è l’unica rappresentante nera, e una tra i pochissimi a volere che questa situazione cambi radicalmente. “Ho iniziato a fare la stilista con l’intenzione di comunicare un messaggio di multiculturalità applicato alla moda”, spiega Jean, 40 anni, residente a Roma, figlia di madre haitiana e padre torinese.
“Per me la moda è uno dei più potenti strumenti di comunicazione” la premessa, in un’intervista con l’agenzia Dire. “Ho cominciato ad assemblare nelle mie collezioni le mie due anime, una bianca e una nera. Ho deciso di comunicare questa diversità che tanto faceva spavento nell’Italia degli anni ’80, poco preparata a una famiglia mista”.
Se però la società italiana di adesso è multiculturale, del mondo della moda non può dire lo stesso. Oltre ai modelli e alle modelle che ogni tanto sfilano per qualche grande firma, denuncia Jean, in questa industria non sembra ancora esserci spazio per i professionisti neri. La stilista ne ha chiesto conto alla Camera della moda: “Dov’è dietro le quinte questa diversità che i grandi brand raccontano?” domanda Jean. L’idea è che la moda sia un ambiente progressista per antonomasia ma che “alla prova dei fatti si scoprono roccaforti sovraniste che difendono un’idea di Made in Italy bianco”. La stilista sottolinea di aver chiesto che si mettano in pratica “le bellissime prediche che si fanno in questo momento” su inclusione e sostenibilità. “I giganti della moda, come Dolce&Gabbana, Gucci e Ferragamo, hanno postato quadratini neri sulle loro pagine Instagram in segno di supporto al movimento Black Lives Matter americano – ricorda Jean – ma quando abbiamo chiesto loro di fare attenzione anche ai neri in Italia una delle risposte è stata: ‘Ma di chi state parlando?’. Insomma, come se fossimo invisibili. Tutto questo mentre mi viene ancora detto che in Italia il razzismo non esiste”.
L’accoglienza del mondo della moda è stata fredda in generale e “mi sono anche arrivate intimidazioni e minacce”,