ROMA – Al via sabato 19 e domenica 20 settembre il Laboratorio di progettazione partecipata verso un nuovo modello di bene comune aperto e transfemminista promosso dalla Casa delle Donne ‘Lucha y Siesta’ per ottenere una dichiarazione di evidenza pubblica delle Case delle Donne e la stesura del Regolamento di Autogoverno.
“La Casa delle Donne Lucha y Siesta è un laboratorio di pratiche transfemministe attivo dall’8 marzo 2008- scrivono le attiviste in una nota- È un progetto multiplo e multiforme: una casa di accoglienza per donne in fuoriuscita da situazioni di violenza, un centro antiviolenza, un centro politico e culturale, una biblioteca, uno sportello di sostegno psicologico, una sartoria, un orto, uno spazio bimbi, un luogo di incontro, confronto e crescita collettiva. Questo spazio, che occupa una palazzina di proprietà dell’Azienda del Trasporto Pubblico Locale (Atac), è continuamente minacciato di chiusura: è stato inserito nel patrimonio in dismissione dell’azienda e messo all’asta. La prima convocazione dell’asta è andata deserta, la seconda ancora si deve consumare; noi auspichiamo che le istituzioni facciano la loro parte e sottraggano un patrimonio fisico e simbolico alla speculazione e all’ulteriore consumo di territorio per rimetterlo a disposizione della città”.
Continua la nota della Casa delle Donne ‘Lucha y Siesta’: “La Casa, che non ha mai fermato le sue attività – né per le minacce di sgombero, né nei tristi giorni del lockdown – che ha sempre continuato ad accogliere e a lavorare, oggi apre una discussione sulla destinazione pubblica dello spazio, in un processo aperto e partecipato. Vogliamo allargare il ragionamento portato avanti finora costruendo le possibili traiettorie future di una Lucha 2.0 alla luce del pensiero accumulato dal Movimento dei Beni Comuni, che ha trovato nella creazione di percorsi condivisi di gestione della città la chiave per alternative possibili. Vogliamo situare questo ragionamento all’interno del pensiero transfemminista che abitiamo”.
Secondo le attiviste occorre “immaginare nuove forme di gestione della cosa pubblica, che valorizzino l’esistente lasciando spazio a progetti futuri; sentiamo la necessità di osare e andare oltre categorie di pensiero oramai inapplicabili.