Processo Vannini, in aula l’ex fidanzata di Federico: tanti ‘non ricordo’ e gli ‘ordini’ di Antonio Ciontoli

“Antonio Ciontoli ci disse di stare tranquilli che era solo un grande spavento, si trattava di un colpo d’aria partito dalla pistola. Marco stava avendo solo una crisi d’ansia”. Viola Giorgini, ex fidanzata di Federico Ciontoli, ricostruisce così dal banco dei testimoni nel processo d’appello bis per la morte di Marco Vannini, i drammatici minuti della notte tra il 17 e il 18 maggio del 2015, nella casa dei Ciontoli a Ladispoli. Attimi in cui Marco venne raggiunto da un colpo di pistola mentre era in bagno. Un fatto che gettò la famiglia nel caos, causando un ritardo nei soccorsi che se evitato avrebbe potuto salvare la vita al 21enne di Cerveteri. Viola, quella sera era lì, era la fidanzata di Federico, il figlio di Antonio Ciontoli, un ex militare vicino ai servizi segreti.

“Ricordo che eravamo in stanza di Federico – ha detto la ragazza – e ho sentito un tonfo, un rumore come se fosse caduto qualcosa di pesante. Ci siamo avvicinati al bagno ma la porta era chiusa, dentro c’era il padre di Federico e Martina la fidanzata di Vannini. Antonio Ciontoli ci disse di non preoccuparci e ci siamo fidati di lui, abbiamo creduto ciecamente alla sua versione. Federico entrò in bagno e uscì portando via la pistola, per metterla in sicurezza. Io rimasi sbalordita“.

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Ricostruendo le fasi di quella drammatica serata la testimone ha spiegato di “essersi resa conto della ferita solo dopo, solo quando Marco fu portato al piano di sotto, notai delle gocce di sangue. A quel punto abbiamo cercato di convincere Antonio a chiamare il 118, la situazione infatti non migliorava”. E ancora: “ricordo che dello sparo appurai solo quando Marco fu portato al Posto di primo intervento di Ladispoli. Ricordo che già lì Ciontoli parlava del rischio di perdere il lavoro se questa storia fosse uscita fuori”.

La ragazza uscita da un procedimento separato per falsa testimonianza,

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