VENEZIA – ‘Un documentario che racconta come si fa un documentario’. E’ ‘Sportin’ Life’ di Abel Ferrara, ultimo lavoro dell’anticonformista regista newyokese, che racconta il rapporto del cineasta con il suo lavoro, i collaboratori storici come, Willem Dafoe, la sua musica e la famiglia (composta dalla sua compagna Cristina Chiriac e la loro figlia, la piccola Anna). Iniziato a girare durante l’ultimo Festival di Berlino, al quale Ferrara e Dafoe hanno partecipato per presentare il loro film ‘Siberia’, il documentario si e’ imbattuto nell’emergenza Coronavirus, scoppiata durante le riprese e diventata parte integrante di un racconto, che da personale si e’ fatto collettivo e universale. In quei giorni Ferrara si trovava a Roma, dove vive ormai da tempo, e della quale nel documentario si intravedono degli scorci notturni. “Rischio di incriminarmi rispondendo a questa domanda”, ha dichiarato Ferrara, sorridendo, all’agenzia di stampa Dire in conferenza stampa al Lido di Venezia, alla richiesta di informazioni sulle riprese effettuate durante il lockdown e di come il regista avesse affrontato questo periodo di reclusione forzata. Ferrara ha raccontato di aver rispettato i protocolli di sicurezza, uscendo solo per fare la spesa o per recarsi nello studio di montaggio, che si trova a poche centinaia di metri dalla sua abitazione, e di aver filmato durante quelle occasioni. Durante il lockdown mi sono sentito “grato di avere un lavoro e un luogo dove lavorare. Anna (la figlia ndr) non andava a scuola e questo ci ha permesso di condividere un tempo speciale. Mi e’ mancato andare a prendere il caffe’, stare con i ragazzi (la troupe ndr.), fare delle proiezioni, ma la situazione era quella che era quindi ci siamo arrangiati”. “Abel e’ stato molto tranquillo- ha dichiarato Chiriac in conferenza stampa ricordando quei giorni-. Tutti mi chiedevano di lui perche’ e’ un po’ maniaco dell’igiene e dei batteri. E’ stato tranquillo perche’ lavorava sul documentario”.
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