AGI – Un lungo e accorato appello per il “caro Libano” e per la sua popolazione particolarmente provata, a un mese dalla tragedia che ha colpito la città di Beirut. Lo ha lanciato Papa Francesco, al termine dell’Udienza Generale – la prima con la presenza di fedeli dopo il lockdown (189 giorni) – invitando tutti a vivere una Giornata universale di preghiera e digiuno per il Paese venerdì prossimo, 4 settembre.
Accanto al Pontefice, nel Cortile di San Damaso del Palazzo apostolico vaticano, padre Georges Breidy, 35 anni, della Congregazione dei missionari libanesi maroniti, che ha portato all’Udienza la bandiera del Paese dei Cedri e che a inizio incontro Francesco ha benedetto.
Un appello alla speranza e alla ricostruzione, “riprendete coraggio, fratelli!”, ha detto il Pontefice sottolineando che “il Libano non può essere abbandonato nella sua solitudine“, ripetendo quanto disse Giovanni Paolo II trent’anni fa in un momento cruciale della storia del Paese, nella Lettera apostolica a tutti i Vescovi della Chiesa cattolica sulla situazione nel Libano, il 7 settembre 1989.
Il Libano è messaggio di libertà ed esempio di pluralismo
“Per oltre cento anni – ha