ROMA – “Pochi giorni prima dell’udienza penale, Virginia (nome di fantasia), si è rivolta all’Associazione So.Germa. riferendo la preoccupazione per il destino dei suoi figli. Il suo ex compagno era stato rinviato a giudizio per i reati di maltrattamenti contro i familiari o conviventi ex art. 572 c.p., e lesioni personali con le aggravanti previste dall’art. 585 c.p.c., e lei avrebbe dovuto costituirsi parte civile nel procedimento penale. Era confusa e molto spaventata. Il Tribunale per i Minorenni le aveva sospeso la responsabilità genitoriale – perchè non aveva mai denunciato l’uomo – nonostante anche lei fosse la vittima e parte offesa“. Così in una nota Cristiana Rossi, presidente dell’associazione So.Germa., che segue le donne vittime di violenza e i loro figli e che ha seguito il caso di Virginia che ha visto con una sentenza della giudice Paola di Nicola tutelata la sua persona, i figli e scongiurato ogni rischio di allontanamento.
“Virginia ha raccontato di essere stata ricoverata in ospedale per forti dolori addominali e, proprio in quella circostanza, il compagno- riporta nella nota la presidente dell’associazione- ha aggredito violentemente, in sua assenza, i suoi figli di 2 e 3 anni al punto da richiedere le necessarie cure mediche. Sono intervenuti i Carabinieri su richiesta dei nonni, che hanno arrestato l’uomo, quasi in flagranza per il reato di maltrattamenti nei confronti della donna e dei bambini. La donna appena informata dell’accaduto ha sporto immediatamente denuncia-querela. Come spesso accade, non si trattava del primo episodio. In considerazione della gravità dei fatti riportati e dell’urgenza richiesta dalla situazione, l’associazione So. Germa. ha affidato l’assistenza legale prima in sede penale e poi in sede civile ad un legale che collabora stabilmente con l’associazione, l’avvocata Monica Nassisi, la cui difesa ha consentito a Virginia, parte offesa, di essere adeguatamente rappresentata e tutelata nel procedimento penale a carico del padre dei suoi figli”.
“L’avvocata, costituitasi parte civile- spiega Rossi- ha rilevato l’evidente stato di vulnerabilità, di terrore e di soggezione in cui la donna viveva nell’ambito della violenta relazione con l’ex convivente.