Sul suo dossier agli atti dell’inchiesta della Procura di Bergamo, che ha portato all’audizione anche di Giuseppe Conte a Palazzo Chigi, puntano moltissimo i familiari della vittime, raccolti nel Comitato ‘Noi Denunceremo’, per dimostrare che la conta dei morti sarebbe stata molto più contenuta, se si fosse fatto quello che ci veniva chiesto da anni dall’Oms: un piano pandemico adeguato a prevenire un’epidemia influenzale, come quelli elaborati da altri Paesi, a cominciare dalla Germania.
Pier Paolo Lunelli, ex generale dell’Esercito, già responsabile della Scuola interforze per la Difesa Nbc, la struttura che forma il personale militare e quello ministeriale al contrasto delle minacce di tipo biologico, chimico e radiologico e autore di diversi di protocolli pandemici per vari Stati Europei, spiega all’AGI perché la storia del coronavirus in Italia avrebbe potuto essere diversa.
Nel suo paper, Lei sostiene che avere un piano pandemico efficace avrebbe consentito all’Italia di evitare 10mila morti. Perché?
Nel mio testo utilizzo il termine ‘verosimile’, non il termine ‘certo’. Confrontando le performance in termini di vittime ogni milione di abitanti dei vari Paesi europei (è certamente brutto accostare performance con vittime) ho soltanto rilevato l’esistenza di una correlazione tra la data di aggiornamento dei rispettivi piani e il tasso di mortalità di quel Paese, inteso come numero di vittime per milione di abitanti. In poche parole, chi aveva piani più recenti ha avuto meno, anzi molti meno, morti. In questa prospettiva, se avessimo avuto le performance dei tedeschi, che nei loro piani sono inflessibili e tremendamente organizzati, avremmo avuto in totale intorno a 6mila vittime anziché 35mila. Tuttavia, senza puntare così in alto e accontentandoci delle performance medie dell’Olanda, forse avremmo potuto risparmiare 10mila vite. Ma anche se ne avessimo salvate soltanto mille ne sarebbe valsa la pena.
L’Oms aveva avvertito