ROMA – “Le Sardine si schierano per il NO al Referendum Costituzionale“. Cosi’ sul profilo facebook del movimento. “Parlare del referendum fa paura- spiegano in un lungo post-, ma non possiamo tacere. Il 20 – 21 Settembre saremo chiamati alle urne per votare una riforma costituzionale. Riforma che va a modificare profondamente il nostro Parlamento. Tagliando il numero dei parlamentari si mettono in discussione le fondamenta della democrazia parlamentare, con la sua capacità di esprimere il pluralismo e la complessità della società. In un modello maggiormente orientato alla decisione che alla discussione (come quello cui stiamo andando incontro negli ultimi anni) verrà sminuito uno degli elementi imprescindibili della cosa pubblica. Il problema attuale dei nostri rappresentanti non è il sovrannumero, come i populisti vogliono farci pensare, ma la qualità del dibattito e della classe dirigente“. Quindi, aggiungono, “vi diciamo la nostra. Ecco quattro motivi tra tanti per cui voteremo no: C’È UN PROBLEMA DI RAPPRESENTANZA. Il fine ultimo della rappresentanza è quello di favorire l’identificazione tra elettori ed eletti. Il parlamentare è fondamentale perché deve portare la voce dei cittadini nelle istituzioni. Con il taglio dei parlamentari verrebbe fortemente indebolito questo principio e con lui la centralità del Parlamento, e dunque del popolo, nel sistema costituzionale e democratico. Ma se i numeri non sono importanti, allora perché non ‘un uomo solo al comando’?”.
“1,35 euro NON È RISPARMIO: Riducendo i parlamentari a una voce di costo si fa un grave errore- insistono le Sardine-. La democrazia e la libertà non si svendono in cambio di un piatto di lenticchie. Nel nostro sistema, la libertà e la democrazia si manifestano anche e soprattutto con la rappresentanza in Parlamento. La democrazia non è economica né a buon mercato. E non lo è – né può esserlo – perché la democrazia esiste per difendere e attuare politiche per gli ultimi, ovvero quelli che soldi non ne hanno. Questa riforma reazionaria porterà un risparmio in termini di impatto sulla spesa pubblica di 1,35€ per ogni cittadino. Inoltre nessuno dice che il costo dei parlamentari non è al primo posto nel costo pubblico parlamentare”.