Le indagini hanno dimostrato l’illecita attività usuraria posta in essere sin dal 2011 da Nicola Esposito, detto “o’ mostr”, leader del clan Cesarano e attualmente recluso al 41 bis
NAPOLI – Il Comando provinciale della guardia di finanza di Napoli ha eseguito tra Pompei e Castellammare di Stabia, un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip del Tribunale di Napoli, su richiesta e coordinamento della Dda partenopea, nei confronti di 3 soggetti, indagati per usura, estorsione e lesioni personali aggravati dal “metodo mafioso”. Il provvedimento, spiega una nota della guardia di finanza, e’ l’epilogo di una complessa indagine condotta dai finanzieri del gruppo di Torre Annunziata e della compagnia di Castellammare di Stabia, che ha tratto origine dall‘approfondimento di alcune operazioni finanziarie anomale e si e’ sviluppata a seguito di denunce presentate da un nucleo familiare di imprenditori stabiesi operanti nel campo del turismo e della ristorazione, incapaci di far fronte alle ingenti pretese usurarie dei “loro carnefici, soprattutto a seguito dell’inasprirsi della crisi economica dettata dall’emergenza sanitaria”.
In particolare, dalle indagini, condotte attraverso intercettazioni telefoniche, ambientali, escussioni testimoniali e l’esame dei sistemi di videosorveglianza comunali e privati, le fiamme gialle hanno ricostruito un circostanziato quadro indiziario a dimostrazione dell’illecita attivita’ usuraria posta in essere sin dal 2011 da Nicola Esposito, detto “o’ mostr”, leader del clan Cesarano e attualmente recluso al 41 bis, che avrebbe prestato all’imprenditore circa 550.000 euro in contanti richiedendone il pagamento di interessi annui pari al 120% del capitale concesso. Dopo il suo arresto, avvenuto nel 2014, la riscossione delle rate mensili e’ stata effettuata e garantita da sua moglie, Annunziata Cafiero, che si e’ avvalsa anche della collaborazione di un familiare, attualmente irreperibile. Gli indagati avevano costretto le vittime al pagamento mensile degli interessi, 5.500 euro, fino a quando quest’ultime non fossero state in grado di restituire in un’unica tranche anche l’intero ammontare del prestito elargito con il rischio, quindi, “di non porre mai fine al soffocante rapporto di soggezione con i propri aguzzini e l’incombente pericolo,