Una coop su 5 in Emilia-Romagna ha perso fino a 50% fatturato

“Siamo dentro una crisi che da sanitaria sta diventando anche economica e i cui effetti più drammatici li vedremo solo nei prossimi mesi. Non credo sia esagerato dire che la portata di quello che dovremo affrontare sarà più grave di quella della crisi finanziaria del 2008 e persino del 1929“, avverte Milza.

Negli ultimi mesi “ci siamo resi conto che oltre al debito pubblico, il fardello più pesante è quello della burocrazia, che soffoca l’intraprendenza imprenditoriale e le opere pubbliche programmate da tempo. Spesso sentiamo rievocare il ‘ponte di Genova’, come modello per fare ripartire il nostro Paese. Ciò significa che tutto quello che in questi anni si è stratificato in termini di documenti da produrre, certificazioni, autority, va superato”, scandisce il presidente di Confcooperative Emilia-Romagna.

“È persino banale ribadirlo, ma servono meno regole, procedure chiare e una autorità pubblica che controlli“, aggiunge. Le risorse del Recovery fund sono un’occasione per il Paese, ora “il nostro Paese e le istituzioni regionali, hanno l’obbligo di intraprendere una strada di riforme e di investimenti per scongiurare conseguenze peggiori. I fatti ci dicono che l’Italia ha grandi potenzialità, ma va disinnescato il clima di sfiducia, il timore che non ci sia un futuro per i giovani”, sprona Milza.

“Le imprese, dopo il sostegno alla liquidità e gli ammortizzatori sociali che per i comparti ancora fermi hanno urgente bisogno di essere prorogati, hanno la necessità di rafforzarsi patrimonialmente, con provvedimenti che modifichino valutazioni e parametri attualmente in vigore”, chiede il numero uno della centrale cooperativa emiliano-romagnola.

La prossima settimana, intanto, inizierà la discussione in Regione per la stesura del nuovo patto per il lavoro. “E’ necessario in questa situazione mantenere un rapporto di collaborazione tra tutti gli attori economici e sociali con il sindacato dei lavoratori in particolare, con il quale molti fronti sono aperti, soprattutto dopo questa fase”, mette le mani avanti Milza. “Riteniamo che vadano messe da parte, posizioni riemerse in questi mesi circa il ritorno alla pubblicizzazione di attività e servizi.

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